Riconosciuto uno 007, Spatuzza: era presente nella strage Borsellino

Il mafioso oggi collaboratore di giustizia indica il funzionario dell'Aisi Lorenzo Narracci: "Presente nel garage dove fu preparato l'attentato". Indagato per lo stesso reato anche l'ex capo dei Ros Mori

Palermo - Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco Dc di Palermo, è indagato dalla procura di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. Alcuni quotidiani rilanciano la notizia di alcuni mesi fa riferendo che Ciancimino jr, nell'ambito degli accertamenti sulla presunta trattativa fra lo Stato e i boss, avrebbe fatto da tramite tra suo padre e il boss Bernardo Provenzano. L'iscrizione di Ciancimino sul registro degli indagati altro non è che una conseguenza di quanto il figlio di don Vito sta raccontando da tempo agli inquirenti, anche attraverso la consegna di documenti inediti. Oggi Ciancimino sarà sentito dai pm di Caltanissetta che indagano sulle stragi del ’92 e sul fallito attentato a Giovanni Falcone all’Addaura nell’89.

Indagato anche Mori Il generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei carabinieri, è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Palermo per l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito del fascicolo sulla presunta trattativa tra la mafia e pezzi delle istituzioni durante gli anni delle stragi. Per il reato di "attentato a un corpo politico o istituzionale dello Stato" sono stati invece iscritti nel registro degli indagati i boss corleonesi Bernardo Provenzano e Totò Riina, e il colonnello dei carabinieri Giuseppe De Donno. La mossa della procura di Palermo potrebbe preludere alla richiesta di un cambiamento dell’imputazione a carico di Mori nel processo in cui attualemente risponde di favoreggiamento aggravato in relazione alla mancata cattura di Provenzano.

Mori: "Io nemico dei mafiosi" "Sono sereno". Lo afferma l’ex comandante del Ros Mario Mori dopo la notizia che è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, in merito all’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Attraverso i suoi legali spiega che nulla ha ricevuto in merito a questa nuova ipotesi di reato, ma che qualora fosse confermata la nuova imputazione, gli argomenti a sua difesa lo rendono "tranquillo". Inoltre, Mori fa sapere che si riserva di valutare compiutamente la situazione "allorchè sarà formalizzata la nuova iniziativa della procura". E che continua a difendersi "nel processo, consapevole di avere solo e soltanto combattuto la criminalità organizzata, ottenendo sempre lusinghieri risultati e mai venendo a patti con l’organizzazione mafiosa".

Ciancimino: "Vuole dire che sono credibile" "Sapevo di andare incontro a questo. E anche per questo ho esitato nella consegna di documenti che avrebbero potuto compromettere la mia posizione giudiziaria". Massimo Ciancimino commenta così, ai microfoni di Radio 24, la sua iscrizione nel registro degli indagati. "Me lo aspettavo, perché gli elementi a supporto sono le mie stesse dichiarazioni e il materiale da me fornito" riflette il figlio di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo: "Quest’atto suggella la credibilità di quanto ho detto", aggiunge Ciancimino jr, che pensa poi a "quanti nel tempo hanno detto che io avevo avuto questo atteggiamento, per ottenere favori e sconti. Il percorso di chi si vuole levare di dosso l’infamia di un cognome - commenta a Radio 24 - non è facile".

Il Capitano Ultimo difende Mori "È una delle più raffinate manovre corleonesi della storia criminale di cosa nostra". Così - interpellato dall’ANSA - il colonnello dei carabinieri Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che catturò Totò Riina, commenta la notizia che il generale Mario Mori è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa in relazione alla vicenda della trattativa mafia-stato. "Mi sembra evidente - prosegue Ultimo - che si tratta di un attacco di forze oscure che all’interno di Cosa nostra vogliono distruggere il valoroso generale Mario Mori". Al generale, prosegue De Caprio, "va la nostra totale e incondizionata ammirazione, anche per la pazienza con cui sopporta l’ennesima persecuzione".

Le accuse di Spatuzza Il funzionario dell’Aisi Lorenzo Narracci, indagato dai pm di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta sulle stragi mafiose del ’92, è stato riconosciuto dal pentito Gaspare Spatuzza, durante una ricognizione, come "il soggetto estraneo a Cosa nostra visto nel garage mentre veniva imbottita di tritolo la Fiat 126 usata nell’attentato al giudice Paolo Borsellino". A Spatuzza sono state mostrate più persone, tra cui il funzionario dei Servizi, simili di aspetto, dietro a un vetro. Il pentito non avrebbe avuto esitazioni. Narracci, ex funzionario del Sisde tuttora in servizio all’agenzia per la sicurezza interna (Aisi), è indagato dalla procura di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta sulla strage del ’92 in via D’Amelio a Palermo in cui vennero fatti saltare in aria con un’autombomba il procuratore aggiunto Borsellino e cinque poliziotti di scorta. Il funzionario, dopo la notizia del suo coinvolgimento nell’inchiesta, è stato allontanato dal suo precedente incarico e destinato ad altri compiti all’interno dell’Aisi.