Ricorda il figlio ucciso in Irak: botte dagli autonomi

Ascierto: «Non si può parlare liberamente. È inqualificabile»

nostro inviato a Padova
Enzo Vanzan sembra un pugile sconfitto, la faccia pesta, l’occhio sinistro gonfio e nero. Le ha prese, ma non sul ring: nel pieno centro di Padova, nel cuore del Veneto civile e laborioso, l’altra sera. Aveva appena finito di partecipare a un convegno di solidarietà con le forze armate, lui che nel maggio di due anni fa perse un figlio militare in Irak, Matteo, caporalmaggiore dei lagunari, «gigante buono» ucciso a Nassirya da una granata. Erano passate da poco le 23 e con Vanzan c’erano altre cinque persone, tra cui il deputato di Alleanza nazionale Filippo Ascierto, ex carabiniere. Il raid di un commando, pugni e calci da squadristi dei centri sociali.
Il segnale di allarme era suonato poco prima delle 21, quando un gruppetto di autonomi era passato a strappare le locandine della manifestazione. La solita provocazione, hanno pensato gli organizzatori della serata. I soliti «disobbedienti». Sono in fermento, in questi giorni: gli scioperi contro il governo e il precariato, i picchettaggi alle presentazioni del libro di Pansa, i tafferugli di venerdì a Venezia (Palazzo Ducale) durante un convegno sul lavoro con il ministro Damiano. Il dibattito di Padova, nella sala civica (intitolata ai caduti di Nassirya) del Quartiere Centro in piazza Capitaniato, era stato voluto da An per esprimere solidarietà ai militari. «Quest’anno il ministero della Difesa ha deciso di annullare le commemorazioni dell’attentato di Nassirya del 12 novembre 2003 - spiega Ascierto -. Cerimonie cancellate e raggruppate il 2 novembre, una scelta che dimostra scarsa sensibilità personale e nessuna intelligenza istituzionale. Noi invece i nostri caduti vogliamo ricordarli come si deve».
Alla serata era presente un centinaio di persone, tra cui consiglieri regionali e assessori locali. Parla Ascierto, parla Vanzan (che abita a Camponogara, poche decine di chilometri da Padova), domande del pubblico. Verso le 23 il raduno si scioglie. «Eravamo rimasti in sei - ricostruisce il deputato - stavamo facendo due passi verso piazza dei Signori, volevamo andare a mangiare una pizza. Ci sono piombati alle spalle, in perfetto silenzio, io ne ho visti quattro ma forse erano più numerosi, ci hanno scaricato pugni e calci ovunque. Vanzan è caduto a terra e su di lui si sono accaniti. Il pestaggio sarà durato mezzo minuto, poi sono scappati. Un’azione veloce ma dura, cattiva».
«Erano delle furie - racconta Vanzan, che ha 51 anni - io ho preso un fracco di botte ma soprattutto un brutto colpo al sopracciglio». Con loro è stato colpito anche un giovane attivista padovano di An, Orfeo Dargenio, mentre sono riusciti a sfuggire all’aggressione il sindaco di Teolo, Lino Ravazzolo, e due signore. Ravazzolo ha caricato i tre contusi e li ha portati al pronto soccorso del policlinico di Padova. Radiografie ed ecografie a tutti fino all’una di notte, prognosi di sette giorni per la ferita di Vanzan e per i colpi ricevuti da Ascierto a una gamba reduce da una recente frattura.
Dall’astanteria alla questura per denunciare alla Digos l’accaduto. Gli agenti mostrano una serie di foto segnaletiche, a cominciare da quelle di attivisti del centro sociale Pedro, il luogo di ritrovo degli autonomi e dei «disobbedienti» padovani. Gli aggrediti individuano tre giovani. E ieri mattina i poliziotti e alcuni uomini della polizia municipale hanno arrestato un ventiquattrenne, A.M., e denunciato a piede libero altri due giovani del centro sociale. L’arrestato non avrebbe partecipato all’agguato a Vanzan e Ascierto, ma avrebbe impedito a un vigile urbano di fermare uno dei presunti componenti del commando. Aggressione nell’aggressione: A.M. avrebbe colpito il vigile procurandogli contusioni curate in ospedale che guariranno in una settimana. Addosso gli sono stati trovati 50 grammi di sostanza stupefacente.
Ieri mattina Ascierto era ancora in piazza dei Signori, dove ha partecipato alla manifestazione del 4 Novembre organizzata dal comune. Poi ha gironzolato per il mercato dove ha raccolto solidarietà. «Mi hanno telefonato Bertinotti, Minniti, Galan, il sindaco - dice -. Fini mi ha chiamato durante la notte. È stato un atto gravissimo non tanto nei miei confronti: sono stato carabiniere per 21 anni, ne ho viste di cotte e di crude, figurarsi se mi spavento. Ma è un’inqualificabile prevaricazione verso Vanzan, il dolore della sua famiglia e la possibilità che egli possa esprimere liberamente il suo pensiero». Vanzan è ancora scosso: «Sono sempre andato a tutte le manifestazioni di qualunque colore politico, per testimoniare la mia vicinanza alle forze armate, e soprattutto per onorare la memoria di mio figlio. Sono molto amareggiato, ma io e mia moglie Lucia non smetteremo di essere vicini a chi è stato vicino a nostro figlio».