Per ricordare Manzù la Valtellina inventa un museo diffuso

A Morbegno, Teglio, Sondrio e Tirano, 80 opere nel centenario della nascita dello scultore

Diceva che Fidia aveva scolpito le nuvole sotto il vento e il sole: Giacomo Manzù (1908-1991) aveva una grande ammirazione per quei marmi classici, plasmati dal genio dello scultore greco. Anche lui però, con le sue figure esili, sbalzate sul bronzo, seppe dare nuova linfa al bassorilievo e ricreare ritmo, traghettando le sue novelle metope nel secondo Millennio. Così, ammirando Passo di Danza, Adamo ed Eva o la Porta dell’amore sul duomo di Salisburgo, si capisce che cosa intendesse l’autore quando diceva che «la luce viene dalle mani». Le sue, bergamasche e concrete, hanno lavorato molto e adesso, nel centenario della sua nascita, che cade il prossimo 22 dicembre, c’è un modo curioso per ricordarlo.
Tutti parlano di museo diffuso, come nuova forma espositiva che coniughi cultura e turismo, la stasi della contemplazione alla dinamica del viaggio. Ma, fra tante parole, la terra concreta e vivace di Valtellina ne ha già realizzato uno, dedicandolo alla figura di uno dei maggiori scultori del Novecento. A Teglio, fino al 21 settembre, sarà possibile visitare una mostra dedicata a Manzù. Ma il paese che ha dato i natali ai gustosi pizzoccheri e anche il nome alla valle è solo la prima tappa del percorso che proseguirà a Sondrio, Tirano e Morbegno. Ideale spunto per un fine settimana alla riscoperta di questo angolo di Valtellina, lontano dalla mondanità dell’Alta valle, vicino al cuore al sapore retico di questa terra.
Sono oltre 80 le opere esposte: molte provengono da collezioni private. Oltre alle sculture, ci sono anche acqueforti, incisioni, dipinti e gouaches. Il percorso è stato curato dal nipote e raccoglie i soggetti che hanno reso famoso Manzù, dai cardinali ai ritratti, alle riprese del tema del Pittore con amante. A Teglio sono previste due sedi: il bellissimo palazzo Besta, che già solo vale la visita del paese, apre i suoi saloni rinascimentali al nucleo più corposo della mostra che prosegue, con l’allestimento delle sculture più grandi, anche nei giardini. Qui è collocato il grande Strip tease della raccolta Manzù di Ardea e Giulia e Mileto in carrozza, prestito della Galleria d’arte Moderna e contemporanea - Accademia Carrara di Bergamo.
Poco fuori Teglio, a Ligone e Boalzo, tappa sacra nelle due chiesette dove fra le sculture di Manzù si potranno ammirare (in Sant’Abbondio a Boalzo) anche gli affreschi cinquecenteschi, attribuiti a Cipriano Valorsa, recentemente restaurati. Lasciando il cosiddetto capoluogo fra i monti, si raggiunge la capitale moderna della valtellina: a Sondrio, tappa fissa al Palazzo del Pretorio, sede del Comune. Qui trovano posto ritratti di figure femminili, e altri suoi famosi Passi di danza. Ancora una mezz’ora di viaggio e a Tirano, nella Settecentesca casa del Penitenziere, ora museo etnografico, si concentrano mini opere dello scultore.
Il percorso si chiude, a ritroso, verso Milano: alla galleria AL.BO di Morbegno, il figlio Pio Manzù espone fotografie del padre intento alla progettazione della porta della morte in San Pietro.
Per ogni ulteriore informazioni: 0342.782000, teglioturismo.it. L’ingresso è gratuito, dalle 9 alle 12 e poi dalle 14 alle 17.