Ricordate il Belice? Si paga ancora

Al Senato piovono emendamenti alla manovra per stanziare altri fondi a favore degli ex terremotati siciliani. <strong><a href="/a.pic1?ID=218489">Le baracche? Un ricordo</a></strong>. E i sindaci reclamano: <strong><a href="/a.pic1?ID=218486">&quot;Quei soldi ci spettano&quot;</a></strong>

Roma - Una tassa lunga quarant’anni. Più di sei miliardi di euro dal 1968. Ma ancora non bastano. Gli italiani continuano a pagare per i danni del terremoto del Belice: almeno altri 30 milioni di euro, e c’è chi ne chiede 50, per quest’anno.
Sono passati 14.539 giorni dalla tremenda scossa che nella notte tra il 14 e il 15 gennaio del 1968 uccise 370 persone, danneggiò 14 paesi e lasciò senza tetto 70mila abitanti nella valle della Sicilia occidentale, compresa tra le province di Agrigento, Trapani e Palermo. Gli sfollati di allora sono andati all’estero, hanno fatto figli e nipoti, sono invecchiati, molti non ci sono più, ma la pioggia dei contributi statali per i comuni non si è mai esaurita. Neanche quest’anno.

Tra i testi collegati alla manovra in discussione al Senato si trovano infatti due emendamenti e un ordine del giorno in cui si suggeriscono al governo altri soldi per il Belice.
Ancora? «So che per la gente è difficile capire», ammette al Giornale l’ex diessino Accursio Montalbano, ora nel gruppo dei Socialisti di Gavino Angius. Montalbano, con i colleghi Antonino Papania (Ulivo) e Mario Ferrara (Forza Italia) ha presentato un emendamento alla Finanziaria in cui si chiedono 50 milioni di euro destinati «alla prosecuzione degli interventi di cui all’articolo 1 comma 1010 della legge 296/2006».

Il 1010 è il comma della Finanziaria dello scorso anno con cui il governo Prodi aveva previsto uno stanziamento di altri 100 milioni di euro per il Belice divisi nell’arco del triennio, dal 2007 al 2009. Per quest’anno sarebbero stati girati 30 milioni di euro: l’ultima «goccia» di uno stanziamento che tra poco raggiungerà il quinto decennio. Nel 1978 fu addirittura istituita una commissione bicamerale per la gestione dei fondi al Belice, poi sciolta nel 2004. All’inizio del 2000 si calcolò che ai paesi terremotati erano andati complessivamente dallo Stato circa 12mila miliardi delle vecchie lire. Ma anche negli ultimi anni la voce «Belice» è quasi sempre comparsa nelle Finanziarie dello Stato.

Soprattutto nel 2006, con lo stanziamento triennale. Ma c’è adesso la copertura per ulteriori 50 milioni? «La copertura non c’è - spiega Montalbano -. S’intende che questi soldi verranno attinti nell’ambito delle vecchie risorse».
Sembra una tassa eterna: «Non eterna, si tratta di opere residue - continua il senatore socialista - soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture: interventi residui e marginali». Ma come si fa a spiegare alla gente che 6 miliardi di euro non sono bastati? «Alla gente si può dire che adesso è finita dopo quarant’anni - annuncia Montalbano -. Il Belice ha avuto molto meno di zone colpite da altri episodi analoghi, come il Friuli. Ogni anno tutti i sindaci dei comuni del Belice fanno una sorta di pellegrinaggio a Roma per invocare questi interventi residui...».

Il «pellegrinaggio», come lo chiama Montalbano, ha sortito effetti anche quest’autunno. Al Senato è depositato un altro emendamento del senatore Stefano Cusumano (Udeur) che prevede per il Belice «contributi quindicinali di 5 milioni di euro». In più c’è un ordine del giorno di tre senatori del gruppo delle autonomie e controfirmato da undici senatori della maggioranza (Ulivo, Prc, Verdi) e uno dell’Udc, in cui si impegna il governo al sostegno a popolazioni «colpite da eventi calamitosi». Segue un elenco, in cui sono comprese catastrofi recenti. Ma anche disastri del passato, come il terremoto dell'Irpinia. E gli «eventi sismici in Belice».