Il ricordo di Bettino Craxi a nove anni dalla morte

La commemorazione da Roma ad Hammamet. I figli Bobo e Stefania insieme in Tunisia, con 400 fra militanti e simpatizzanti di Ps e Nuovo Psi. Il messaggio più che mai attuale del leader socialista

Nove anni dopo, il senso della commemorazione sta tutto nelle parole del figlio Vittorio. «Mio padre ha lasciato un vuoto incolmabile» dice Bobo Craxi, e non è, o non è solo, una questione privata. E non è nemmeno soltanto «l'ingiustizia che lo ha colpito, che pesa come un macigno sulla coscienza di questo paese», come ricorda la figlia Stefania. È, invece, il messaggio quanto mai attuale dell'uomo politico, dalla politica estera a quella interna. Lo statista che, come ricorda Bobo in un'intervista a clandestinoweb.com, «riteneva legittima la lotta armata dell'Olp per il riconoscimento del diritto dei palestinesi ad avere un proprio Stato, contestando tuttavia l'utilità del terrorismo per il raggiungimento di una pace stabile e definitiva in Medio Oriente». L'innovatore che, annota il segretario nazionale del Nuovo Psi e parlamentare Pdl Stefano Caldoro, «anticipò i temi della riforma istituzionale, della modifica del bicameralismo, del federalismo», temi tutti ancora sul tavolo. E «l'esempio che la sinistra oggi dovrebbe seguire», avverte Riccardo Nencini il segretario del Partito socialista: «La lezione è chiara, per tutta la sinistra: la crisi che la attraversa oggi è figlia della sua lontananza, politica, strategica, culturale, da Craxi, dal Craxi che tentò persino di rompere la scorza dura dell'ipocrisia con il suo ultimo discorso alla Camera». «Non c'è che da raccogliere - ha aggiunto Nencini - il senso vero della sua eredità politica, tanto più attuale oggi, nel nono anniversario della morte: la sinistra non è in grado di essere competitiva con la destra se non introduce elementi di innovazione, seguendo il suo esempio, con il coraggio che lo indusse a scelte di portata storica, dai nuovi patti concordatari alla riforma della scala mobile, dalla crisi di Sigonella agli euromissili schierati a Comiso». Eppure, annota l'europarlamentare socialista Alessandro Battilocchio, se pure «negli ultimi mesi della sua segreteria Ds Piero Fassino volle inserire Bettino Craxi all'interno del pantheon del Pd», oggi, a nove anni dallasua morte, «mentre buona parte del mondo politico ricorda la figura innovatrice e riformista di Craxi, dispiace il silenzio assordante che proviene proprio dai democratici». Oggi il leader socialista è stato ricordato con iniziative che hanno unito, con un filo ideale, Roma e Hammamet, ma anche i socialisti dopo la diaspora, Ps e Nuovo Psi, Bobo e Stefania. In Tunisia, in 400 si sono recati sulla tomba di Bettino, dove il presidente dell'associazione Amici del garofano rosso Donato Robilotta ha deposto un mazzo di garofani rossi. Con 'erano la moglie Anna e i figli, anche il governatore della regione di Nabeul, che ha posto una corona di fiuori a nome del presidente tunisino Ben Ali. «C'è stata una presenza più numerosa del solito, questo assume un significato politico che non posso non sottolineare» ha segnalato Bobo. Significativa la presenza dei giovani, ragazzi che la storia di Craxi l'hanno studiata sui libri di scuola. A loro, soprattutto, si è rivolta Stefania, invitandoli a «ricordare Bettino Craxi con una foto sul vostro profilo Facebook», appello raccolto in poche ore da centinaia di utenti. È Bobo a scavare nei ricordi del Craxi privato, in un'intervista al quotidiano Il Tempo. «Mio padre? Un timido Un timido, che celava la timidezza sotto i modi bruschi. Ma era un buono, di un'umanità che pochi immaginano. Si preoccupava di tutti, come il capo di una grande famiglia che andava molto oltre il suo nucleo familiare». Arrogante? «No: era figlio della guerra. Era bambino, quando piovevano le bombe su Milano. Aveva la violenza che la guerra ti dà quando la vedi in faccia. Ma dietro c'era molto di più: era originale, un inventore. Ogni volta creava slogan e modi di dire: i suoi pseudonimi, “Ghino di Tacco”, “Edmond Dantès”, o detti come “il Grande Vecchio”, “la manina”, “la Grande Riforma”. Aveva una forte fantasia letteraria, amava l'avventura». Dopo la bufera di Tangentopoli, la situazione si rovesciò: «A quel punto», racconta ancora Bobo, «fu lui ad aver bisogno diconforto. Ho speso anni standogli accanto. Lì è diventato ancora più umano». Sulla questione mediorientale «è sempre stato scettico. Arafat, però, seguiva sempre i suoi consigli. Quando si conobbero, l'Olp era un movimento delegittimato: Craxi disse ad Arafat di piantarla con la lotta armata e di iniziare un dialogo con gli israeliani, riconoscendone l'esistenza. Così fece». Sabato 24 gennaio a Roma è prevista una grande manifestazione commemorativa del Ps dal titolo «Bettino il Socialista».