Il ricordo di Biagi spacca i Poli. Maroni: la Cgil sbagliò, si scusi

L’ex ministro del Welfare attacca Cofferati, assente alla cerimonia di ricordo dell’esperto ucciso dalle Br nel 2002: "Speravo che il sindaco di Bologna chiudesse questa triste pagina, tocca a Epifani farlo"

Bologna - «Il barbaro assassinio di Marco Biagi resta tra i vili crimini delle Br. Il migliore omaggio che si possa rendere alla sua memoria consiste nel più attento e corretto approfondimento del suo contributo di analisi e proposta». Questo messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha aperto ieri la giornata di commemorazione del quinto anniversario del delitto di Marco Biagi, il giuslavorista consulente del governo Berlusconi freddato da un commando di Brigate rosse il 19 marzo del 2002 sotto casa a Bologna.

Il messaggio è stato letto dal direttore del Qn-Il Resto del Carlino, Giancarlo Mazzuca, durante la cerimonia di consegna di un premio intitolato dal quotidiano a Biagi. Molti i politici presenti: da Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi («abbiamo ritenuto opportuno venire tutti, proprio perché questa è una cosa che muove tutti gli italiani»), a Pier Ferdinando Casini, leader dell’Udc, a Roberto Maroni. Biagi, ispiratore della successiva - e contestatissima da sinistra - Legge 30 sul lavoro, al momento dell’uccisione lavorava come consulente per l’ex ministro leghista del Welfare. Ieri Maroni ha attaccato la Cgil, responsabile di una campagna denigratoria dell’opera del giuslavorista: «Speravo che Cofferati chiudesse una triste pagina aperta proprio da lui - ha affermato Maroni commentando l’assenza del sindaco di Bologna, allora numero uno della Cgil - quando nel gennaio del 2002 al congresso del sindacato definì “limaccioso” il Libro bianco di Marco Biagi». «Forse oggi (ieri, ndr) aveva impegni più importanti», ha continuato Maroni, chiedendo poi un atto riparatore: «Spetta a Epifani riconoscere l’errore di Cofferati e chiudere definitivamente questa triste pagina del sindacato».

Poche ore dopo, nel ricordo organizzato dal Comune guidato da Cofferati, in apertura del Consiglio comunale di Bologna il senatore Tiziano Treu, ex ministro del Lavoro, amico e collega di Biagi, è tornato sul clima di ostilità creato intorno al professore, additato da sinistra come il codificatore della precarietà: «Marco era un riformista militante» ha ricordato, spronando a superare «i veti e i pregiudizi ideologici che rallentano le riforme. Marco ha sofferto non poco di alcuni di questi pregiudizi, ma non gli è mai mancata la fiducia». Poi Treu, invitando ad affrontare in modo bipartisan le questioni di interesse generale, ha ammesso: «Oggi la valutazione della sua opera è più obiettiva».

L’assenza di Cofferati alla cerimonia al Carlino era in realtà concordata: dopo le violente polemiche dell’anno scorso, il sindaco quest’anno ha deciso di fare un passo indietro per rispetto alla famiglia Biagi e alla vedova Marina Orlandi, presente ma quasi nascosta dietro a una vetrata al ricordo del marito, insieme alla sorella di Biagi, Francesca, e al papà Giorgio, seduti invece in prima fila. Per il Comune Cofferati, che non ha voluto rispondere alle accuse di Maroni, si è fatto sostituire dall’assessore Libero Mancuso ben più gradito alla famiglia visto che, da giudice, condannò in primo grado all’ergastolo i membri del commando delle Br responsabili del delitto.
Famiglia e sindaco, ancora una volta, sono riusciti a non incontrarsi mai per tutta la giornata: alla commemorazione in Consiglio comunale Marina Orlandi non si è presentata e Cofferati ha scelto di non andare a depositare nemmeno un fiore sul luogo del delitto, l’abitazione di Biagi in via Valdonica, per non urtare la famiglia. La giornata di ieri, del resto, era già stata preceduta da una polemica: la vedova aveva rispedito al mittente la proposta di modificare la dicitura della piazzetta intitolata al marito, in cui il sindaco avrebbe voluto aggiungere «ucciso dalle Brigate rosse».

L’ultimo atto di una memoria ancora non condivisa, come ha ricordato anche Luigi Montuschi, padre della scuola giuslavorista bolognese e maestro di Biagi: «Mentre i padri si spartiscono la memoria a suon di commemorazioni ho l’impressione che i figli facciano fatica a capire le ragioni della violenza terroristica».
Polemiche anche alla Camera, dopo la denuncia di Baldelli (Fi): «Il presidente Bertinotti non ha ricordato Biagi, speriamo lo faccia domani (oggi, ndr)».