Il Ricordo delle foibe continua a dividere

Sotto accusa una mostra e una commedia recitata da Bebo Storti

In Parlamento la Giornata del ricordo è stata istituita con un voto congiunto della Casa delle Libertà e del centrosinistra, ma il tema delle foibe continua a dividere. Così, nel giorno in cui Palazzo Marino ospita il convegno «Milano nel giorno del ricordo», l’assessore Roberto Predolin, esponente dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, critica una trasversalità che non lo convince fino in fondo: «Si cerca di dimenticare le responsabilità del comunismo e di autoassolvere il Pci. L’operazione è ancora quella di nascondere gli scheletri nell’armadio del partito di Togliatti».
Al convegno (oggi dalle 15 alle 19 in Sala Alessi), organizzato da Predolin e dall’assessore alla Cultura, Stefano Zecchi, parteciperanno il sindaco, Gabriele Albertini, il ministro e candidata della Cdl Letizia Moratti, lo storico Arrigo Petacco e numerosi esponenti della cultura giulio dalmata, quali l’attrice Relda Ridoni, Ottavio Missoni, Gianni Grigillo, Lucio Toth. Zecchi sottolinea il significato dell’iniziativa: «Finora la ragione politica aveva dominato sulla verità storica. E il ricordo ha un valore politico perché l’omissione è stata politicamente determinata per non perdere i rapporti con la Jugoslavia».
Predolin critica la natura di alcune iniziative culturali che rivisitano la storia in chiave equivoca. Così, spiega l’assessore, è la mostra preparata dalla Fondazione memoria della Deportazione, curata dagli uffici del direttore scolastico Mario Dutto: «Gli studenti vedono dieci pannelli in cui si parla di occupazioni di quelle terre da parte degli italiani, legando l’accaduto ai fascisti e ai tedeschi. Un ragazzino che non sa nulla alla fine pensa che le foibe siano una specie di conseguenza necessaria della guerra, anche se crudele». Predolin contesta anche la commedia «Foibe», recitata da Bebo Storti (l’ex conte Uguccione in tv) per la regia di Renato Santi, a lungo rappresentata al Teatro della Cooperativa: «È piena di messaggi ambigui. E lo stesso Storti dice che non si può parlare di sterminio etico né dimenticare il giusto orgoglio del popolo slavo...». In conclusione, il rischio è che dopo l’oblio arrivi il revisionismo: «C’è un gorgoglio di iniziative da varie parti che cerca di ricondurre l’accaduto a un conflitto tra fascisti e abitanti di Istria e Dalmazia».