In ricordo di Dogali: restaurare l’obelisco e curare i giardini

Daniele Petraroli

Riqualificare i giardini restaurando l’obelisco che si trova al loro interno e onorare la memoria dei soldati italiani caduti per difendere il tricolore. Con queste motivazioni sono scese a manifestare nel tardo pomeriggio di giovedì una quarantina di persone organizzate dall’«Associazione nazionale reduci e rimpatriati d’Africa» e dall’«Associazione italiani di Somalia e Libia». Siamo tra via Einaudi e via delle Terme di Diocleziano. «Vorremmo maggiore attenzione per i monumenti della Capitale e maggiore rispetto per la storia d’Italia – spiega Alessandro Cochi consigliere di Alleanza nazionale in I municipio –. La responsabilità del degrado di questa zona è del servizio giardini del Comune per quanto riguarda l’area verde e della Soprintendenza ai Beni culturali per quanto concerne l’obelisco. Sembra quasi si voglia dimenticare questo monumento. Quanti romani sanno, infatti, che piazza dei Cinquecento ricorda la battaglia di Dogali di cui ricorre l’anniversario?». L’eccidio di Dogali riporta alla mente una delle pagine più buie del colonialismo italiano. Il 26 gennaio 1887 una colonna italiana guidata dal tenente colonnello Tommaso De Cristoforis fu attaccata da un corpo abissino ben più numeroso. Nonostante l’accanita difesa i militari italiani caddero tutti eroicamente, trafitti all’arma bianca. Proprio per ricordare il loro sacrificio e il loro valore si decise di chiamare la piazza antistante la stazione Termini «Piazza dei Cinquecento» e di consacrare alla loro memoria un obelisco egiziano. E, forse, è proprio il richiamo al nostro passato coloniale che impedisce di mantenere in condizioni decenti il monumento. Anzi, gli alberi intorno ne impediscono, addirittura, la vista. «La nostra non è una manifestazione vetero-nazionalista – continua Cochi –. Vorremmo solo onorare il ricordo dei nostri soldati e restituire dignità a un luogo dimenticato da anni. E pensare che solo poco tempo fa il Comune ha completamente restaurato piazza Esedra a pochi passi da qui. Avevo anche chiesto un picchetto d’onore al ministero della Difesa ma mi è stato risposto che la richiesta doveva partire dal Comune. Non vorrei che tra qualche anno a finire nel dimenticatoio siano altri soldati italiani. Mi riferisco ai caduti di Nassirya».