IL RICORDO ORSINI

Umberto Orsini, lei che oltre al «Ritorno a casa», ha interpretato due volte un testo di Pinter, quei «Vecchi tempi» che prima fece scandalo con la regia di Visconti e poi fu un successo nella messinscena di Andò, come ricorda il drammaturgo scomparso?
«Come un uomo severo, austero e inattaccabile la prima volta che lo conobbi, e come un individuo spiritoso, pieno di classe e di gran savoir faire, quando anni dopo rimisi in scena lo stesso copione».
A cosa attribuisce questo cambiamento radicale?
«Ma si ricorda o no che Visconti, nel ’73, oltre a contestare la traduzione voluta dall’autore, aveva trasformato il copione in un musical... Con me che cantavo canzoni degli anni Trenta con tanto di pianista ad accompagnare le mie prodezze vocali mentre...».
Mentre?
«Mentre Valentina Cortese con un piumino cospargeva di cipria Adriana Asti seminuda insinuando un ambiguo rapporto tra le due. Una situazione che Pinter aborrì».
Fino al punto di impedire la rappresentazione, non è vero?
«Come no! Nonostante io, nelle vesti del protagonista, avessi in qualche modo salvato la situazione impedendo qualsiasi effusione ad Adriana e Valentina, Pinter mi prese da parte chiedendomi perplesso perché proprio io, che avevo acquisito i diritti della pièce, non mi fossi opposto a uno scempio simile».
E lei cosa gli rispose?
«Che era impossibile opporsi a Visconti».
Cosa successe invece nel 2004, trent’anni dopo quell’insolita contestazione?
«Che mi venne in mente di sfidar di nuovo la fortuna con lo stesso testo. Evidentemente in termini diametralmente opposti».
Pinter non si oppose a quella nuova richiesta?
«Anzi, ne fu felice. Disse, complimentandosi, che ero riuscito nell’impossibile impresa di far ridere il pubblico alle svolte significative in cui lui stesso aveva previsto l'insorgere dell'ilarità. Nonostante le difficoltà annidate nella nostra lingua, che ha poco a che fare coi doppi sensi dell'inglese».
Solo a questo si limitò il vostro incontro?
«Niente affatto. Il Pinter di quattro anni fa si rivelò un essere completamente diverso dal personaggio distante e impenetrabile che mi era apparso allora. Accettò l’invito a cena che gli espressi a nome mio e dei colleghi a fine spettacolo. Ci deliziò con alcune esilaranti imitazioni di Noel Coward, sciolse i dubbi di Valentina Sperlì quando l'attrice gli chiese se, a suo parere, era opportuno che piangesse alla fine del dramma, s'informò della situazione del teatro italiano. E per finire, per far dimenticare lo spiacevole episodio del nostro primo incontro, mi confidò di aver accettato con vero piacere la proposta appena giuntagli da Adriana Asti di mettere in scena in Italia, nella sua regia, il suo ultimo lavoro Cenere alle ceneri. “Io non ce l'ho con gli attori - aggiunse - ma con l’arbitrio di certi registi”».
EG