Ricostruire Genova? Per la sinistra meglio fare una moschea

Genova Vaglielo un po’ a spiegare al signor Parodi che la priorità per Genova è la costruzione di una moschea. Dopo un’alluvione devastante, che ha causato 6 vittime ed evidenziato gravi problemi edilizi e strutturali in diversi quartieri, con la questione Fincantieri che si fa sempre più grave e centinaia di operai che rischiano il posto di lavoro, in una situazione economica mai così preoccupante nel Dopoguerra e letti gli ultimi dati che evidenziano una qualità della vita sempre più bassa, difficilmente, il povero signor Parodi capirà. Eppure il Comune di Genova sembra aver il chiodo fisso e continua a porre la costruzione di una moschea come priorità assoluta per la città. L’ultimo provvedimento dell’anno della giunta, il 29 dicembre, è stato infatti l’approvazione di una delibera per la costruzione di una moschea. Un progetto sostenuto da anni dal sindaco Pd Marta Vincenzi, che ha trovato nel tempo opposizioni e mugugni, tipici genovesi, di ogni tipo. Anche all’interno della stessa maggioranza. Ultima quella dell’Italia dei Valori. In città, appena si parla di moschea, si accende la polemica, non fosse altro perché gli interventi prioritari a livello infrastrutturale sarebbero ben altri. Basti pensare che, al di là del dramma, la recente alluvione ha portato alla luce una storiaccia di permessi mai dati per l’agibilità di case poi finite puntualmente sott’acqua nella zona di piazzale Adriatico, tra Marassi e Molassana, una delle più colpite dall’alluvione. Il sito previsto per la costruzione della moschea è in via Bartolomeo Bianco, nel popoloso quartiere del Lagaccio, periferia nord ovest di Genova. Una zona che non brilla certo per servizi o qualità della vita ed in cui i residenti, anche sotto forma di comitati, reclamano interventi di riqualificazione ben differenti. Loro, di moschea, non vogliono nemmeno sentir parlare, e non certo per questioni religiose o ideologiche. Semplicemente vorrebbero mantenuta la promessa di destinare l’area al quartiere. Se la Lega Nord è da sempre contraria al progetto e ha già annunciato nuove manifestazioni di piazza, il Pdl ha sempre portato avanti un’unica linea di pensiero: nessuna preclusione al progetto né tantomeno alla libertà di culto, ma un no assoluto alla zona del Lagaccio, laddove le urgenze sarebbero ben altri. Il caos interno al centrosinistra non si esaurisce con lo strappo dell’Italia dei Valori, ma assume contorni quasi grotteschi all’interno del Pd. Se da una parte Marta Vincenzi ha fatto della moschea un proprio cavallo di battaglia, la candidata alle primarie Roberta Pinotti, senatrice, guarda un po’ anche lei del Pd, la pensa in maniera molto simile al Pdl: la moschea va bene, ma non al Lagaccio. Esempio lampante di quanto sia problematica la vita nel centrosinistra genovese ma non certo l’unico. Il sindaco in carica è stato di fatto costretto, suo malgrado, a candidarsi alle primarie dal suo stesso partito, anche se molti «colleghi» avrebbero voluto un suo passo indietro. Succede così, invece, che il suo principale avversario sia proprio Roberta Pinotti, altra lady di ferro del Pd e pure lei non amatissima da tutti nel partito. Sfida fratricida anche se i candidati alle primarie saranno ben cinque: in pista anche Marco Doria, sostenuto da Sel, Andrea Sassano, ex sinistra Ds e Angela Burlando (Psi).
Chiunque vincerà, qualora diventasse primo cittadino di una città in costante e apparentemente inarrestabile declino, avrà il suo bel da fare. Anche a spiegare al confuso signor Parodi, al di là delle indiscutibili libertà di culto, che la costruzione di una moschea è davvero una priorità per Genova.