«Ricostruzione totalmente falsa» Così affonda il «dossier Niger»

Il governo smentisce ancora «Repubblica»: l’incontro Rice-Pollari non era segreto e fu gestito dalla Cia. Tutte le caselle di un mosaico che sta perdendo i pezzi

Mario Sechi

da Roma

Fatti, non parole. Nonostante l’ennesima smentita del governo nel giro di pochi giorni sul colloquio Rice-Pollari a Washington («l’incontro programmato e protocollarmente gestito dalla Cia del 9 settembre 2002 nei termini in cui è stato prospettato è totalmente falso»), nonostante la reazione durissima di Frederik Jones, portavoce del National Security Council («ciò che è stato fatto della mia dichiarazione è un modo disonesto e scorretto di fare giornalismo»), la pista della connection italo-americana viene battuta lo stesso. Chi non si allinea alla «verità» di «Repubblica» (Foglio, Riformista, Giornale) viene definito «velinaro» perché ha avuto l’ardire di pubblicare una nota ufficiale di Palazzo Chigi che riporta alla lettera il documento dell’Fbi che scagiona definitivamente il Sismi e il governo italiano.
Torniamo ai fatti (non alle parole). Repubblica scrive che all’incontro di Washington con Pollari era presente l’ammiraglio Giuseppe Grignolo: «Quel che colpisce tutti, intorno a quel tavolo, è l’assoluta marginalità in cui Pollari tiene il suo capocentro a Washington. Questa estraneità è interessante. In quel 2002 il capocentro Sismi a Washington è l’ammiraglio Giuseppe Grignolo, ha un’esperienza importante nella proliferazione delle armi di distruzione di massa, rapporti eccellenti con la Cia e soprattutto la stima del numero 2 dell’agenzia, Jim Pavitt». La fonte anonima di Repubblica sembra smemorata e disattenta perché l’ammiraglio Grignolo a quell’appuntamento non c’è mai stato. Così almeno dice l’interessato al Giornale: «Quando loro mi hanno chiesto qualcosa su questa vicenda, ho detto a chiare lettere che non mi ricordavo assolutamente nulla, semplicemente perché io non c’ero a quell’incontro. E poi guardate le date: l’incontro di cui scrive Repubblica avviene nel 2002 quando io non ero più capocentro del Sismi a Washington da un bel pezzo, essendo andato in pensione il primo maggio 2001. Dopodiché, su richiesta del Servizio, sono stato operativo altri due mesi. Quindi, in Italia, sono rimasto per un po’ consulente del Sismi, dopodiché nulla di più. Non so niente del Nigergate. Non capisco come Repubblica possa avermi tirato dentro, visto che io all’Ottava divisione non ci metto piede da sette anni...».
Quanto a Rocco Martino, che sempre secondo Repubblica avrebbe confezionato la bufala stando in contatto con l’Ottava divisione, Grignolo sbotta: «Mai visto, mai conosciuto, mai avuto a che fare con questo signore. Ma che razza di giornalismo è? Ho già dato mandato di querelare tutti, il ricavato lo darò all’Associazione del Filo d’oro».
A proposito dell’Ottava divisione del Sismi. Nel precedente articolo del 24 ottobre scorso sempre Rep riferendosi al presunto falso costruito in quella divisione del Sismi nel 2001, cita incautamente con nome e cognome un agente segreto in servizio, il funzionario Alberto Manenti, dipingendolo come «nuovo responsabile» dell’ufficio che si occupa della proliferazione delle armi di distruzione di massa, pronto a esaudire ogni desiderio del capo, Nicolò Pollari. Nuovo responsabile? Anche qui la (solita) fonte (anonima) di Repubblica prende lucciole per lanterne: Manenti è a capo dell’Ottava Divisione non dal 2001, non dal 2000, non dal 1999, non dal 1998, ma con funzione «interinale» dall’inizio del 1997 e conferma a fine anno. È in quest’ultimo periodo che Manenti prende il posto proprio di Grignolo, nel frattempo passato al Primo Reparto. Le date, come si sa, non sono dettagli. Come non sono un dettaglio due circostanze che Repubblica non riporta: sono proprio Manenti, e la sua squadra, a troncare nel 1999 (il falso dossier è del 2001) ogni rapporto di saltuaria collaborazione con Rocco Martino, giudicato una fonte improduttiva. Ed è proprio l’Ottava divisione (insieme con la Prima, ovvero al controspionaggio) che scopre, pedina, e immortala il doppiogioco di Martino con i servizi segreti francesi a partire, per l’appunto, dal 1999. Il doppiogioco qui è targato Parigi, non Roma.
Ancora fatti (non parole). Il Grande Imbroglio ordito dal Sismi e dal governo italiano nel falso dossier all’uranio, per come lo etichetta Repubblica, ha un altro (sic!) riscontro: la prova del collegamento Rocco Martino-Sismi sarebbe un vecchio amico, Antonio Nucera, carabiniere come lui, più alto in grado, «vicecapo del centro Sismi di viale Pasteur a Roma - scrive Repubblica - che fa capo alla prima e all’ottava divisione». Il nome di Nucera viene sapientemente dosato allorché si parla dello strano furto nell’ambasciata del Niger organizzato, par di capire, d’accordo con la fonte di Martino e Nucera nell’ufficio diplomatico di via Baiamonti 10 a Roma. Lo scasso passerà alla storia del Niger-gate nel Capodanno del 2001. Bene: Antonio Nucera nel 2001, dopo esser passato dall’Ottava alla Seconda divisione, era già in pensione da un anno. Insiste Rep: «In questo clima, con il loro dossier fasullo, i vendifumo di via Baiamonti (Rocco Martino e Antonio Nucera) possono tornare utili. Che cosa fanno nell’autunno del 2001? Rocco Martino la mette così: «Alla fine del 2001 il Sismi trasmette il dossier yellowkake agli inglesi dell’Mi-6». Fine 2001? Nucera non c’è più da un anno, Grignolo è in pensione, Manenti pedina ovunque Martino che a Bruxelles crede di passare segretamente informazioni ai francesi.
(3.continua)