La Ricotta di Fassari Pasolini rivive sul palco del Parenti

Confrontarsi con i mostri sacri è impresa ardua e pericolosa, ancor più se l’intenzione è quella di tradurre dalla pellicola al palcoscenico capolavori della storia del cinema e della letteratura come «La Ricotta» di Pier Paolo Pasolini. Ma se il maestro bolognese fosse in vita direbbe che Antonello Fassari, autore del monologo andato in scena al Teatro Franco Parenti nell’ambito della Piccola Rassegna Pasolini, ha fatto goal, metafora calcistica cara all’autore. Fassari, attore nonchè autore dell’allestimento scenico in collaborazione con Adelchi Battista e la violoncellista Daniela Petracchi, ha attraversato con sorprendente maestria sceneggiatura e personaggi dell’opera, rivisitando con pathos e amara comicità il calvario del proletario Stracci, suo malgrado protagonista di un set sulla Passione di Cristo. Fassari non stravolge il testo ma taglia, cuce ed enfatizza simboli cari al regista, dalle citazioni figurative (l'accostamento alle pale d'altare di Rosso Fiorentino e del Pontormo), ai richiami filmici (le sequenze accelerate che ricordano il film muto e in particolare il primo Chaplin, amatissimo da Pasolini), all’utilizzo sapiente della musica. La proiezione della pellicola originale al termine del monologo nulla toglie all’originalità di una rappresentazione che mostra una volta in più quanto i grandi classici contemporanei abbiano ancora da dire sul piano poetico e narrativo. La rassegna del Franco Parenti, che ieri ha visto in scena l’attore Filippo Timi nella lettura delle epistole a Silvana, prosegue domani con l’omaggio della compagnia Motus al regista-poeta nella rappresentazione di «Come un cane senza padrone», autodefinizione di Pasolini che, in poesia in forma di prosa, scriveva: «giro per la Toscana come un pazzo e per l’Appia come un cane senza padrone.