Ricucci: «Sono pronto a lanciare un’Opa su Rcs»

Il principale azionista: «Tra poco avrò il 20 per cento». Ma potrebbe anche decidere di vendere. Il titolo in forte calo

Marcello Zacché

da Milano

Stefano Ricucci ha cambiato idea. Dopo aver rastrellato quasi il 20% del capitale dice che l’Opa sul Corriere è possibile. Tradotto in termini meno finanziari, significa che il promesso sposo di Anna Falchi sta valutando l’ipotesi di lanciare un’offerta pubblica d’acquisto su Rcs Media Group, per comprarsi appunto il Corriere della Sera, che di Rcs è il pezzo più pregiato. Ed è un cambiamento d’idea perché, non più tardi di una settimana fa, i suoi uomini erano impegnati a smentire ufficialmente che le intenzioni di Ricucci fossero bellicose.
Da allora l’unica cosa che è realmente mutata è la quotazione in Borsa dei titoli Rcs, che dal massimo di 6,35 euro sono precipitati ai 5,8 di ieri. Il 9% in meno in una settimana. Che per Ricucci significa una perdita secca nell’ordine dei 60 milioni. E se va avanti così, anche di più. Ora, parlando apertamente di «opzione Opa», qualcuno potrebbe pensare che il suo obiettivo sia quello di far risalire le quotazioni delle sue azioni. Ma per ora il mercato sembra avergli girato le spalle e anche ieri il titolo ha chiuso in calo dell’1 per cento.
L’immobiliarista romano in questi mesi ultimi sei mesi ha rastrellato una quota di Rcs di oltre il 15%. E ieri ha svelato di avere ancora di più: «Tra poco il 20%, e da solo». Una quota che ne fa di gran lunga il primo azionista singolo. Davanti a Mediobanca con circa il 14%. Con la differenza che la quota della banca d’affari è conferita in un patto di sindacato insieme con quelle di altri 14 azionisti, per un totale del 58%. Dunque, più della maggioranza assoluta di Rcs è blindata. Ma Ricucci non ha voluto sentire ragioni e prima ha preso 5, poi 9, poi 13, poi 15 e ora è partito verso il 20%. Poco importa se non è in consiglio, se non conta nulla nelle scelte strategiche della società.
Ieri in un’intervista rilasciata all’agenzia Ansa, il più in forma tra i «palazzinari» ha voluto mettere i puntini sulle «i» e oltre a svelare di «puntare al 20%» a proposito dell’Opa ha detto: «Ho diverse opzioni in mente, tutte realizzabili». Opa compresa, dunque. Anche perché «in assenza di Opa nessuno potrà mai avere una posizione forte come la mia». Ma proprio per questo Ricucci suggerisce anche un’altra strada: sarebbe pronto a esaminare una proposta dei grandi azionisti «tesa a valorizzare economicamente Rcs e il mio investimento». A che prezzo? Come minimo - fa capire Ricucci - i 4,4 euro pagati nel luglio scorso per liquidare Cesare Romiti.
Il primo azionista del Corriere, allora, suggerisce che le strade sono due: o propone di comprare, per sparigliare le carte del patto, oppure fa esattamente il contrario e prova a vendere, togliendosi d’impiccio.
Per ora, nel patto, non ha trovato nessun appiglio. E ancora ieri uno dei 15 grandi soci, Luigi Lucchini, a proposito della quota di Ricucci chiedeva: «Cosa se ne fa?». Mentre Corrado Passera, ad di Banca Intesa, interrogato sull’affaire Rcs-Ricucci ha detto che «il patto ha risposto a tutto con il suo comunicato», facendo riferimento a una recente nota emessa dal sindacato degli azionisti nel quale era stata ribadita la saldezza dell'accordo parasociale.
La prossima puntata è già fissata per oggi, quando all’assemblea annuale della Banca d’Italia ci sarà anche Ricucci, azionista forte di Bnl e Antonveneta. Un’occasione d’incontro con grandi banchieri, quali Giovanni Bazoli o Cesare Geronzi. Tutti soci di quel salotto milanese dove, almeno per ora, Ricucci non può entrare.

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