Ricucci sotto inchiesta per la scalata al «Corriere della Sera»

Gianluigi Nuzzi

da Milano

L’immobiliarista romano Stefano Ricucci è formalmente indagato per la sua scalata a Rcs. Secondo quanto apprende Il Giornale, la Procura di Roma ha infatti rotto gli indugi, iscrivendo il nome di Ricucci nel registro degli indagati. Tre le ipotesi di accusa al momento formalizzate: due riguardano la contestazione di aggiotaggio manipolativo e informativo (con la vecchia e nuova formulazione) sul titolo Rcs. La terza invece contempla l’ostacolo all’attività di vigilanza di Consob e Banca d’Italia. Le ipotesi sono state valutate dal procuratore aggiunto Achille Toro e dal co-assegnatario del procedimento Rodolfo Sabelli, magistrato esperto in reati finanziari. Con Toro e i pm Tiziana Cugini e Gustavo De Marinis, Sabelli ad esempio aveva costituito il Pool per le indagini sul crac Cirio di Cragnotti.
Il procedimento sulla scalata della casa editrice del Corriere della Sera, rappresenta comunque l’indagine più riservata tra quelle condotte dalla procura della capitale e coordinate dal procuratore aggiunto Toro. E infatti solo agli inizi di agosto, come anticipò Il Giornale, la procura di Roma formalizzò il suo primo atto d’indagine. Chiese a Borsa italiana tutta la documentazione sugli acquisti e vendite compiute da Ricucci e dalle società a lui riconducibili sul titolo di via Solferino.
In particolare a Borsa italiana arrivarono richieste sul primo semestre del 2005, anche se gli acquisti di Magiste Spa erano in realtà iniziati già anni prima. Inoltre, Toro aveva chiesto di conoscere i dettagli di ogni movimentazione sul flottante con particolare attenzione alle compravendite operate dal gruppo Ricucci. Si vuole verificare se corrispondono al vero le notizie diffuse dal gruppo Magiste al mercato in relazione ai progressivi acquisti segnalati e alle cessioni del titolo Rcs. Per questo a piazzale Clodio si ritiene indispensabile la collaborazione della Consob. Tant’è che Toro avrebbe anche avuto un contatto con il presidente Lamberto Cardia già per pianificare le attività comuni.
Sul fronte milanese invece, tappe forzate per l’inchiesta su Antonveneta. Qui i magistrati Eugenio Fusco e Giulia Perrotti sembrano interessati soprattutti agli incontri che si sono tenuti il 5 luglio in Banca d’Italia, quando Abn Amro chiedeva alla Consob di prorogare i tempi per l’offerta su Antonveneta. Le riunioni in banca centrale sono tese a ottenere l’autorizzazione per conquistare Antonveneta. Gli inquirenti stanno verificando i quattro incontri che si sarebbero tenuti nel pomeriggio e nella serata di quel giorno. Il primo è verso le 15.30 quando Antonio Fazio e Giampiero Fiorani si vedono in via Nazionale con l’ormai famosa precauzione che il governatore rivolge all’amico lodigiano intercettato: «L’unica cosa passa come al solito dal dietro...».
Cosa i due si siano detti non si sa. Di sicuro terminato l’incontro, verso le 17, si registra un’altra riunione. Questa volta a livelli più bassi. Al tavolo da una parte due manager della Banca popolare italiana, Attilio Savarè, responsabile amministrazione e area rapporti societari e Gennaro D’Amico, già funzionario della Banca centrale e considerato la cerniera tra Bpi e via Nazionale. Dall’altra due ispettori della Vec, la Vigilanza sugli enti creditizi, Serata e Calandrini. A un certo punto sarebbe anche intervenuto il responsabile della segreteria di Fazio, Angelo De Mattia. Qui si sarebbe discusso per ore della put della Fondazione delle Casse di Risparmio di Lucca, di quella di Deutsche Bank del 2003, ma soprattutto della ricostruzione del patrimonio di vigilanza. Terminato l’incontro, la delegazione di Bpi sarebbe andata nell’ufficio di Fazio che avrebbe voluto un rendiconto particolareggiato sui temi affrontati. Dopodichè, i manager della Popolare italiana si sarebbero visti con Fiorani.
Proseguono anche gli interrogatori: nel pomeriggio le Fiamme gialle della polizia giudiziaria hanno sentito come persona informata dei fatti, il direttore generale di Bpl Suisse Mauro Scalfi. Infine caccia al 10 per cento di Antonveneta che manca ancora all’appello.
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