Ricucci: la sua Magiste trasloca in Italia Rcs ancora giù in Borsa

Il titolo sospeso al ribasso, poi chiude in calo dell’1,8%. Ben Ammar: «Nessuna trattativa»

da Milano

Stefano Ricucci muove per fare parlare italiano al proprio gruppo. Una decisione quella dell’immobiliarista ufficializzata in un’altra giornata sull’altalena per Rcs: titolo ha chiuso la seduta con un calo dell’1,87% a 4,62 euro dopo essere stato brevemente sospeso al ribasso a quota 4,28 euro in un momento di mancanza di domanda. Con un pacchetto prossimo al 20% Ricucci, che ha in atto una battaglia legale contro l’interdizione da tutti gli incarichi decisa dal Gip di Milano Clementina Forleo, è infatti il principale azionista di Rcs che è però guidata da un patto di sindacato rivelatosi inespugnabile. All’inizio della seduta Rcs marciava al rialzo, poi l’inversione di tendenza che non mancherà di pesare sui conti di Ricucci visto che l’immobiliarista è già impegnato a sbrogliare una matassa finanziamenti ricevuti da Banca Popolare Italiana a fronte di alcuni pegni su Via Solferino.
La riorganizzazione della galassia di Ricucci è in agenda nel 2006, a conferma anche di una nuova politica di comunicazione. Il cammino prevede il trasferimento in Italia dello Stefano Ricucci Trust, con sede nell’isola di Guernsney e della controllata lussemburghese Magiste International. Nella società, che ha un capitale sociale di 22 milioni, confluiranno tutte i presidi esteri del gruppo. Magiste International sarà fusa con la controllata italiana Magiste Holding dando origine a una nuova capogruppo (chiamata Magiste) e che nel 2006 sarà ricapitalizzata da 22 a 50 milioni. A regime ci sarà una piramide con all’apice il Stefano Ricucci Trust italiano, che controlla una Magiste spa con 50 milioni di capitale sociale e che a sua volta controlla Magiste Real Estate, Magiste Re Property, Magiste Re Agency e Magiste Service spa.
Sulla vicenda Rcs è intervenuto anche Tarak Ben Ammar: «Non credo che ci sia nessuna trattativa per vendere queste azioni» ha detto il finanziere franco-tunisino ricordando che «devono trovare un compratore e poi bisogna vedere se lui deve vendere perchè‚ non lo ha dichiarato». Ben Ammar si è quindi soffermato sugli equilibri di Mediobanca, dove è attesa una conferma dell’intero consiglio, aprendo le porte agli immobiliaristi. A partire da Luigi Zunino che «ha un grande progetto su Milano che abbiamo visto, quanto a Coppola non lo conosco ma è benvenuto anche lui», ha detto il finanziere precisando che nessuno ha «chiesto di entrare» nel patto, ma che «se qualcuno lo farà esamineremo la richiesta». Una possibilità - ha proseguito - sarebbe che «qualcuno dei soci industriali volesse uscire». Quanto Generali, Ben Ammar ha infine sottolineato che rimarrà in mani italiane: la società «è ricca, forte e gli azionisti sono compatti».