Ricucire con la Milano più moderata la "mission possible" del sindaco

I prossimi 15 giorni servono a rassicurare l'elettorato spaventato dagli scossoni del caso "Prima linea". Contrappasso è la parola d'ordine dello staff: la paura di una vittoria della sinistra può dare la scossa

Milano - Ora qualcuno darà la colpa al faccia a faccia davanti alle telecamere di Sky. Quel colpo basso sul giovane Pisapia vicino ai terroristi di Prima linea, sferrato a pochi secondi dal gong, potrebbe aver nuociuto a Letizia Moratti. Potrebbe aver disorientato i milanesi che hanno colto una discontinuità nei suoi atteggiamenti ma non hanno ben capito dove il primo cittadino volesse andare a parare. I sondaggi riservati, immediatamente prima del confronto, davano la Moratti in crescita e oltre la soglia del 49 per cento. E allora l’operazione che comincia oggi è una sola: recuperare i voti dei moderati. O almeno una quota di quelli che hanno preso un’altra strada. Insomma, i prossimi quindici giorni serviranno alla Moratti per rassicurare quell’elettorato che, per diverse ragioni, è stato spaventato dagli scossoni di questi ultimi giorni.

È chiaro che l’operazione, difficile ma non impossibile, ha tre interlocutori privilegiati. Quei leghisti che non sono andati a votare o, peggio, hanno giocato la carta perfida del voto disgiunto; gli elettori del Terzo polo; i cittadini che questa volta non hanno confermato il voto al Pdl pur avendo votato in passato per la coalizione berlusconiana. Si tratta di tre segmenti che per una ragione o per l’altra hanno abbandonato il progetto morattiano, anche se il secondo mandato è di solito quello in cui si realizzano le opere promesse nella prima tornata. La Milano di Letizia Moratti è legata all’Expo ed è difficile immaginare una città che si tira indietro quando il progetto, dopo un lungo e tortuoso rodaggio, inizia a prendere forma e a tradursi in realtà.

Qualcosa si è inceppato, anche se le gru, dopo decenni, riempiono lo skyline di Milano, anche se la talpa sta scavando la linea 5 della metropolitana e i cantieri della linea 4 sono ai blocchi di partenza. Il sindaco, concreto ma algido, ha provato a bucare il diaframma che lo separava dai milanesi, ma ha inviato segnali discordanti.
Ora si deve risintonizzare sulle lunghezze d’onda dei milanesi che, si sa, sono concreti e pragmatici: aspettano parole semplici ma rassicuranti, temono gli estremismi ma non amano i toni apocalittici. Il Terzo polo, che, non va dimenticato, cinque anni fa era schierato (a parte la componente rutelliana) con la Moratti dovrebbe valere un cinque per cento abbondante. Una parte, quella più legata a Fli, è ammalata di antiberlusconismo viscerale ed è irrecuperabile, ma il serbatoio dei centristi è a destra e questo peserà nelle prossime ore quando i leader dell’Udc, di Fli e dell’Api daranno le loro indicazioni.
Non sarà facile invertire il trend, ma quello è il sentiero stretto di Letizia Moratti: mobilitare quegli elettori che solo un anno fa, alle Regionali, avevano spinto la Lega oltre la soglia del 14 per cento e il Pdl (che conteneva ancora il Fli) al 36 per cento. Ora il Pdl è sotto il 30 per cento e la Lega sotto il 10. Nell’entourage della Moratti è già partita la caccia a quei milanesi che non sono andati al seggio o hanno votato in ordine sparso, forse perché convinti che nessuno avrebbe dato uno scossone alla quercia del berlusconismo nel suo primo habitat. E ora scoprono che la profanazione sta per compiersi. Ora quelle preferenze, finite in naftalina o emigrate altrove, possono tornare indietro. Dale parti del sindaco si confida sulla risposta del ceto moderato che fino a ieri considerava fantascienza un cambiamento radicale a Milano. Ora il ritorno della sinistra, dopo una stagione lunghissima di digiuni, è vicino ma il ballottaggio potrebbe rimescolare ancora una volta le carte. Insomma, ci sarebbe un controsorpasso paradossale ma non impossibile: se Pisapia ha sovvertito i pronostici della vigilia, vuol dire che il voto è ballerino e può ancora essere riconquistato.

Dunque, la parola d’ordine è controsorpasso. Gli spin doctor della Moratti ci credono, proprio per la fluidità della situazione che si è capovolta nell’ultima settimana e potrebbe capovolgersi ancora. Certo, da alcuni settori della borghesia più influente arrivano segnali negativi, segnali che fanno presagire l’inizio di un’epoca nuova, ma con le suggestioni non si va lontano. Letizia Moratti può ancora riprendersi Palazzo Marino: Milano, anche per merito suo, sta cambiando faccia ma non ha cambiato pelle.