Riduciamo il rischio cardiovascolare nei pazienti con sindrome metabolica

I risultati della ricerca LesScore, presentati al congresso nazionale della Società di medicina generale «La sfida possibile», hanno dimostrato che l'adozione di una strategia multifattoriale mirata al paziente con sindrome metabolica ha portato ad una riduzione del rischio cardiovascolare globale che va dal 40 al 50%. Particolarmente interessante è il dato relativo al rischio evitabile, cioè legato ai fattori modificabili dalle strategie preventive (escludendo ad esempio età e sesso): nel gruppo di pazienti trattati con valsartan (o valsartan e idroclorotiazide) e fluvastatina, la riduzione del rischio evitabile a 9 mesi è stata addirittura del 75%. È stato inoltre calcolato che, alla fine del trattamento, oltre il 50% dei pazienti arruolati non presentava più le caratteristiche cliniche che determinano la diagnosi di sindrome metabolica. Commentando i risultati di questa ricerca, realizzata in un centinaio di centri specialistici ospedalieri, con la collaborazione di Novartis, il dottor Damiano Parretti, membro Simg, coordinatore di un gruppo di medici di base nella ricerca, dopo aver evidenziato l'importanza di cure adeguate nei pazienti con sindrome metabolica, ha ricordato che lo studio è stato tra i primi effettuati sul territorio. Questa nuova opportunità ha permesso a medici di medicina generale e pediatri la sperimentazione clinica e di medicinali sia di fase tre che di fase quattro. Il professore Ettore Ambrosioni ha ricordato l’importanza della prevenzione.