Ridurre i deputati: legge popolare? Stop di Fini

Il presidente della Camera torna sulla proposta di legge popolare per ridurre il numero dei parlamentari: "Serve sempre l'intervento del parlamento". Per fare le riforme "ispiriamoci allo spirito della Costituente". Calderoli: "Testo riforma già in mano al premier"

Roma - Il tema della riduzione dei parlamentari è tornato prepotentemente all'ordine del giorno dopo che ne ha parlato il presidente del Consiglio. Ma come fare a raggiungere l'obiettivo? Raccogliendo firme per un'iniziativa di legge popolare? Per fare pressione sul legislatore sicuramente può servire, ma è imprescindibile l'azione del parlamento. Lo ribadisce Gianfranco Fini al termine delle "lezioni sulla Costituzione" a palazzo Madama: il presidente della Camera osserva che la via di una proposta di legge popolare, come nel caso della riduzione del numero dei parlamentari, non produce da sé il risultato auspicato. "Una proposta di legge di iniziativa popolare non sostituisce il parlamento. È una delle modalità previste dai Costituenti per l’avvio dell’iter legislativo. Chi può dare il via a una legge? I cittadini, i parlamentari o il governo. ma è sempre il parlamento che decide", esemplifica Fini lasciando il Senato.

Riforme: serve spirito Costituente Seguire l’esempio della Costituente per giungere a riforme condivise, sulla seconda parte di una Carta che "è signorina di 60 anni che non risente del tempo passato". Il presidente della Camera si richiama esplicitamente al lavoro dei padri Costituenti per rilevare che "l’insegnamento da trarre per noi che abbiamo responsabilità politiche è che, se fu possibile allora raggiungere un’intesa sulle regole, a maggior ragione oggi, in un’Italia per fortuna lontana da quelle divisioni e in cui non ci sono più visioni così radicalmente opposte della società, pur nella dialettica, dobbiamo essere capaci di un’intesa su ciò che unisce più che su ciò che divide".

La prima parte è attuale Fini ricorda che "nessuno vieta al parlamento di modificare la Costituzione, ed è chiaro che la Costituzione stessa contiene procedure e modalità di modifica". "Personalmente, e non sono stato l’unico a pensarlo - prosegue - credo che la prima parte, quella su principi e valori, sia ancora oggi attuale e valida e non ci sia necessità di modifiche. Sarebbe tutt’al più opportuno, ma l’ho detto in diverse circostanze, inserire in quei principi un esplicito riferimento a quella dimensione sovranazionale, a quella Costituzione europea di cui l’Italia è stata protagonista".

Modifiche alla seconda parte "Penso sia opportuno discutere se dar corso alla modifica della seconda parte della Costituzione - rileva - ma già nella Costituzione c’è un articolo che spiega come si fa, quali sono le procedure, quali sono le maggioranze. E allora, dall’Assemblea Costituente si ha un insegnamento per la politica attuale cioè cercare di raggiungere delle sintesi, delle intese che siano di alto profilo, non dei compromessi o inciuci, avendo a cuore gli interessi generali".

Calderoli: testo riforma già in mano al premier "Per quel che riguarda la riforma del parlamento, la Lega è pronta con una proposta e abbiamo già inviato a Berlusconi il testo che ho predisposto su richiesta di Bossi. Adesso attendiamo di incontrare il premier, che ha peraltro sollecitato l’incontro, per discuterne": il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli svela il piano lavoro del Carroccio sulle riforme. Quanto al numero dei parlamentari, 100 non sarebbe adeguato, il numero giusto è rispettivamente 400 e 200. Aggiungo che, come è accaduto nella 14/a legislatura, per arrivare a quel voto devi fare appello al senso di responsabilità dei parlamentari, non certo considerandoli dei capponi o dei tacchini! Occorre invece farli sentire protagonisti di una riforma epocale che non riguarda solo il loro ruolo".

Schifani: nessun disaccordo con Fini "Non c’è nessun disaccordo con Fini. Il pensiero unico non esiste nel nostro paese". Lo ha detto il presidente del Senato Renato Schifani, a Palermo, rispondendo a chi gli chiedeva se c’erano contrasti con il presidente della Camera in merito alla laicità dello Stato. "Vi possono essere differenze di vedute su alcuni temi - ha spiegato- non c’è nulla di strano. Ferma restando la piena collaborazione istituzionale tra me e lui. A volte dissentire su alcuni punti di vista credo che si fisiologico in un democrazia sana come nel nostro paese".