Riecco il duetto «virtuale» A Janet serve per rilanciarsi

E dire che quello più famoso di tutti, in realtà non è neppure virtuale. Ovvio, si parla di I’ve got you under my skin di Cole Porter che Bono degli U2 registrò con un Frank Sinatra vivo e vegeto nel 1993 e che da allora è diventato il simbolo dei cosiddetti duetti tra epoche diverse, vive o morte, tra mondi lontani che mai si pensava potessero abbracciarsi. A dire il vero, ci aveva pensato un paio d’anni prima Natalie Porter che con Unforgettable inventò il «duetto virtuale familiare», visto che, sfruttando qualche stramberia digitale, cantò alla perfezione con il padre Nat King Cole morto più di venticinque anni prima. Per dare un tocco ancora più domestico, o forse macabro, il pianoforte lo suonava il fratello del padre, ossia Ike. Ma c’era qualcosa di puro, e pioneristico, in quella canzone, qualcosa che serviva a resuscitare la carriera disastrata dall’eroina di Natalie e a rendere un omaggio, stavolta pop, a uno dei più grandi del Novecento. Invece ora, pur rimanendo nel virtualismo familiare, Janet Jackson mira soltanto al primo scopo: rilanciarsi perché suo fratello Michael è tutt’altro che bisognoso di omaggi, specialmente dalla famiglia. E perciò l’altra sera alla Royal Albert Hall di Londra, quando ha tirato fuori il brano Scream, che lei cantò originariamente nel 1995 con suo fratello nell’album HIStory: Past, Present and Future, a qualcuno, anzi a molti, è venuto il sospetto molto triste che quello fosse soltanto un escamotage per strappare qualche titoletto sui giornali. Tanto più che lei non ha trattenuto una sconfortante dichiarazione del tipo «quel duetto è terapeutico, mi fa sorridere dentro». E vabbé. In realtà, molti duetti virtuali sono persino commoventi, come quello del 2007 in Non potho reposare del nuovo cantante dei Tazenda, Beppe Dettori, con il vecchio, Andrea Parodi morto nel 2006. E qualcuno è virtuale controvoglia, nel senso che è venuto alla luce dopo che entrambe le voci si erano spente. Ad esempio Why me, Lord?, cantato da Ray Charles e Johnny Cash nel 1981 e venuto fuori dagli armadi soltanto l’anno scorso con buona pace di tutti i tifosi. Certo, i puristi spesso storcono il naso, e hanno ragione: quando Little Tony ha celebrato il suo settantesimo compleanno duettando con Elvis Presley, beh, più in là del folclore nostalgico non si è andati. Meglio, ma molto meglio, Giusy Ferreri in Ciao amore ciao con Luigi Tenco (e la benedizione della famiglia): quanto meno c’era coraggio, ed entusiasmo. Invece Celine Dion sembrava fatta apposta per la voce di Sinatra registrata nel 1963: quando cantò virtualmente con lui nel 1999 la favolosa All the way, ebbene sì, sembrava che quei due si fossero ritrovati come due amici sinceri e affezionati, altro che virtuali.