Riecco i Bastard Sons of Dioniso"La tv non ha sporcato il rock"

La band di <em>XFactor</em> risorge con un cd dopo l’abbandono della Sony "Ci chiedevano brani da radio. La fama fulminea? Ci ha spiazzato"

No, loro no. Prima suonavano nei club, poi hanno suonato in pri­ma serata e adesso se ne tornano a suonare nei club. La tv? Solo una veloce parentesi aperta tra le paro­le rock e roll. L’hanno chiusa in fretta. E bene che stanno: ascolta­te il tiro del nuovo cd Per non fer­marsi mai con il volume alto, plea­se. Da X Factor , dove sono arrivati secondi, i tre rockettoni Bastard Sons of Dioniso, tutti venticin­quenni, tutti trentini della Valsu­gana, hanno guadagnato una manciata di fama, un fulmineo grazie e arrivederci dalla Sony e anche un po’ di noia a ripetere sempre che «non siamo un pro­dotto tv». Cose che capitano. In fondo la prima delle nuove canzo­ni- una mitragliata di chitarre con testi che talvolta inciampano nel­la metrica - è appesa al ritornello preferito da chi decolla dalla tele­visione: «Avvoltoi sopra di noi...». Però loro, sui palchi e nello studio­lo di registrazione costruito dopo X Factor , hanno imparato a volare più alto ancora. E difatti Michele Vicentini, giusto dopo un concer­to al Tunnel di Reggio Emilia, rias­sume papale papale: «Tutto quel casino ce lo siamo cercato: basta­va dire di no subito». Capito?

Insomma riassumiamo, caro Bastard son of Dioniso.
«In questi due anni ne abbiamo viste di tutti i colori».

Il filo conduttore?
«La rassegnazione e la voglia di continuare».

Scusi, perché rassegnazione?
«Mica si può spiegare proprio a tutti che non ci ha creato la tv».

Ma come siete finiti a XFactor?
«Non ci pensavamo neanche ad andarci. Ci ha cercato Magno­lia ( la società produttrice- ndr) do­po averci ascoltato su Myspace. Abbiamo detto sì e quindi ce la sia­mo cercata».

Poi?
«Lì a X Factor ci hanno trattato come si tratta un prodotto tv. E la visibilità pazzesca ci ha spiazza­to. Per fortuna tra noi tre siamo sempre andati d’accordo altri­menti eravamo fritti».

Fa polemica?
«Assolutamente no».

E oggi?
«Il novanta per cento di quel pubblico si è dimenticato di noi».

Non si direbbe: continuate a riempire club da cinquecento, mille posti.
«Noi ci manteniamo suonando perché con il cd (che esce per Uni­verso, distribuita da Universal) è già tanto se ci ripaghiamo le spe­se».

Disco tosto.
«I nostri modelli sono i Queen of the stone age e i Them Crooked Vultures di Dave Grohl dei Foo Fi­ghters e soprattutto di John Paul Jones dei Led Zeppelin».

Oltre a Ben Harper, questa estate avete fatto da supporter anche a Robert Plant.
«Gli Zeppelin sono fondamen­tali per noi. Tanto per dire, siamo andati a sentire i Them Crooked Vultures fino in Germania: incaz­zati e romantici, bravissimi».

Sono distribuiti da Sony.
«Anche noi abbiamo fatto due dischi con Sony, Amor carnale e In stasi perpetua ».

Totale circa sessantamila co­pie vendute. Ma poi vi hanno la­sciati.
«Giustamente a loro interessa­va un prodotto radiofonico».

Insomma, chiedevano singoli da trasmettere in radio.
«Tutto lecito. Ma non siamo ca­paci di farlo. E ce ne siamo anda­ti ».

E Mara Maionchi?
«La sua società Non ho l’età ci ha fatto da manager. Poi basta. Ma con lei ottimi rapporti».

E Simona Ventura o Morgan?
«Mai più visti. Ma non ce n’è sta­ta l’occasione».

Li può rivedere su Sky. Sempre a X Factor.
«Ho visto i provini a Trento. Ma non ho ancora seguito le punta­te ».

Vicentini, nel disco c’è pure una cover dei Beatles.
«Tomorrow never knows, uno dei brani meno noti di Revolver».

Non conta questo. Conta che ri­suonare i Beatles è roba da ka­mikaze.
«Noi non volevamo. Ma il no­stro fonico Gianluca Vaccaro ha insistito per inserirla in scaletta. E sa cosa le dico? In fondo va bene così: ci piace correre rischi».