Riecco Juve-inter, derby d’Italia (e dell’onore)

Ancora poche ore e poi sarà di nuovo, e finalmente, Derby d'Italia. Dopo un anno d'assenza torna Juve-Inter, ma stavolta - causa Calciopoli - non potrà essere la solita classica, sarà la Partita. Quella che non vorresti mai perdere, perché vale più dei tre punti in palio. Si gioca per la gloria ma, anche e soprattutto per l'onore. Ferito o messo in discussione, dipende dai punti di vista.
Tra interisti e juventini esiste una rivalità che si trascina dai tempi di Moratti padre e di Umberto Agnelli (il primo patron della "Grande Inter" di Herrera, l'altro presidente della Juve e contemporaneamente della Lega Calcio) e di quel 7-1 per i bianconeri in cui la Beneamata schierò per protesta i ragazzini delle giovanili (era il 1961), ma che il terremoto giudiziario di due estati fa ha espanso oltre l'immaginabile. L'auspicio è che non degeneri in violenza.
L'attesa è superiore a Torino, dove aspettano dai giorni delle sentenze della Caf, non ancora - e forse non lo saranno mai - metabolizzate dagli juventini, ritenendole ingiuste e sproporzionate rispetto alle accuse mosse dalla giustizia sportiva: gli è stato detto che Moggi pilotava i campionati ma la cosiddetta pistola fumante non è stata trovata e le chiacchiere al cellulare tra l'ex direttore generale bianconero e i designatori arbitrali non li hanno convinti. Perché, ribattono, «quelle telefonate le facevano tutti». Però l'unica a pagare con la B e due scudetti revocati è stata solo la Juve.
Da qui il sospetto di un complotto di cui avrebbe beneficiato l'Inter di Moratti figlio. Lo "scudetto degli onesti" lo ha ribattezzato, ritenendosi ancora in credito nei confronti di Madama. Uno per tutti: quello del '98 con lo scontro in area juventina tra Ronaldo e Iuliano. Ci voleva pulizia e... adesso si gioca alla pari, e infatti l'Inter trionfa.
Un teorema che fa infuriare gli juventini, smaniosi di dimostrare il contrario e riprendersi quella leadership persa con le sentenze. Per loro quelle dell'Inter sono vittorie di cartone, ottenute, tra l'altro, grazie al contributo di quei giocatori, come Ibra e Vieira, che permisero alla Signora di fregiarsi proprio di quei due scudetti sbianchettati ma che restano marchiati nella memoria. L'Inter sale a Torino proprio per dimostrare che tutto questo è falso e che la sua è vera gloria.