Riecco la Madonna Advocata

IMMAGINE </B>Un recente studio ha stabilito che l’importante opera risale all’XI secolo

Dopo un restauro di ben sette anni è stata ricollocata sopra il cinquecentesco altare maggiore della basilica dell’Aracoeli l’icona della Madonna «Advocata» che un recente studio riferisce all’XI secolo, confermandone la priorità rispetto ad altre immagini romane con la stessa iconografia.
La riconsegna della sacra immagine è avvenuta con una solenne cerimonia, officiata dal cardinale presbitero della basilica Salvatore De Giorgi a cui hanno preso parte il sindaco Gianni Alemanno, il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro, la soprintendente del polo museale di Roma Rossella Vodret e la direttrice dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro Gisella Capponi.
Dopo la benedizione dell’icona, il sindaco ha acceso la lampada donata dal comune nel 1954 ed ha ricordato come la città da sempre sia «consacrata al culto della Madonna», alla quale ha voluto affidarsi «perché Roma possa mettere insieme l’impegno quotidiano e la trascendenza, nell’affrontare e superare i drammi, le tragedie quali le morti violente e quelle sulle strade e la crisi economica». Giro ha aggiunto: «In un momento in cui il crocifisso viene messo in discussione celebriamo un’immagine di Maria che con il suo collegamento con Bisanzio rappresenta un ponte con l’oriente. Roma conferma di essere portatrice di dialogo e pace, valori imperituri che ci devono unire».
La tavola (cm 82,5x51,5), eseguita a tempera su fondo dorato e punzonato, è dipinta su un asse di faggio sul quale è intagliata la cornice che racchiude l’immagine della Madonna raffigurata a mezzo busto e senza il Bambino, secondo il tipo iconografico greco della Hagiosoritissa (Advocata nella trasposizione latina). L’icona ha goduto di grande visibilità a partire dal Trecento, quando fu costruita la scalinata di accesso alla basilica dell’Aracoeli come tributo alla Vergine per aver liberato nel 1346 Roma dalla peste.
Impegnativa è stata l’opera di restauro, definita da Alemanno «fatto simbolico molto importante per la città». L’icona era oggetto di un esteso attacco di insetti xilofagi, e presentava sul retro l’assottigliamento del supporto, profonde fessure nel legno e negli strati pittorici. L’immagine era compromessa dalla presenza di vernici, ritocchi, residui di colla, di cera, stuccature e dorature.