Riecco Mina, la giovane "aliena"

Ma va cosa vuoi che gliene importi. Lei ascolta le proposte. Poi sceglie. E infine canta. Così. Del resto le interessa poco, forse nulla. E nel cd Piccolino, che esce oggi, c’è l’aggiornamento delle sue nuove scelte, peraltro mai tanto eclettiche come stavolta. Ci sono due canzoni, forse le migliori, giusto per dire, che sono lontanissime tra loro perché la malinconica L’uomo dell’autunno (testo imprevedibile di Giuseppe Fulcheri, musica di Maurizio Fabrizio) e la ballatona Fly away (del nipotino Axel Pani con l’amico Mattia Gysi, tutta in inglese) sembrano davvero arrivare da secoli diversi, anzi è proprio così: due epoche inconciliabili dovunque se non nella voce di Mina. Certo, delle due categorie di ascoltatori che attendono questo cd (chi gode di una voce ancora straordinaria, anche se appena appena stanca, e chi invece aspetta il passo falso di una delle più grandi cantanti in assoluto) solo una rimarrà soddisfatta con Piccolino. La prima. Mina è, in poche parole, l’interprete perfetta, come diceva anche Louis Armstrong, e soprattutto la più umile, roba da non crederci. Avete presente i ragazzi dei talent show che non sono nessuno ma puntano i piedi per cantare un brano piuttosto che un altro - questo no perché non esalta la mia voce, questo sì è perfetto, l’altro è troppo pericoloso eccetera eccetera -, ecco spariscono al confronto di Mina che, dopo mezzo secolo di carriera e centocinquanta milioni di dischi venduti (tre volte i Coldplay, per gradire) potrebbe incidere un qualsiasi compitino di standard e invece registra, quasi sempre al primo colpo, brani così diversi e rischiosi tra loro. C’è persino - nell’edizione deluxe con inediti in più - uno sberleffo, un divertissement che si intitola Dottor Roberto. A parte qualche vocalizzo di Mina, la voce quasi da sketch teatrale è dell’autore Stefano Gislon, un signore di 49 anni che di mestiere fa l’ottico ad Aviano del Friuli, mica il paroliere di lusso. «Mia mamma non ha un clan di autori come tanti altri interpreti», spiega Massimiliano Pani.
Visto che lei ormai è diventata uno dei crocevia mondiali per gli autori di canzoni, il Codice Mina funziona così: «Riceve dieci o quindici cd al giorno - spiega suo figlio - e tutto finisce in giganteschi sacconi. Lei ascolta in continuazione, anche se ora è indietro di quasi un anno. Ma ha anche un “cassetto delle meraviglie”, dove ripone i brani che non ha potuto registrare». Da qui - pensate: proprio da una vecchia audiocassetta - salta fuori Questa canzone, spedita più o meno quindici anni fa con parole di Paolo Limiti e musica di Mario Nobile. «Alla Siae il brano non era registrato e, se Nobile non avesse sentito la notizia al tg, non avremmo mai saputo che fosse l’autore». In Piccolino - disco che nella mente di Mina è «un disco alieno» come il suo volto in copertina - gli autori sono tanti, dal Giorgio Faletti dell’iniziale Compagna di viaggio («Giorgio ha chiamato mia mamma») passando per le due di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro (l’ordinaria Brucio di te e la difficilissima E così sia) e l’arrabbiata Canzone maledetta (bel blues, accidenti) ma sapete che, bravissimi per carità, passano tutti inesorabilmente in secondo piano? Davanti c’è lei, che a 71 anni affronta - ormai c’è abituata - sempre la solita trafila: ricerca nuove canzoni, le registra stile buona la prima e poi si siede a vedere l’effetto che fanno a chi sperava fossero brutte. Di solito ride. E anche stamattina Mina, da casa sua a Lugano, si farà le due solite, rotonde, soddisfatte risate. Tiè.