Riecco «Zelig Off», ma niente politica

Gino e Michele: «Tante risate, no alla satira, perché oggi in tv è solo trucco e imitazione»

da Milano

La risata da seconda serata dà più gusto, almeno per gli intenditori. Ecco perché Zelig Off si ripresenta, da lunedì prossimo per dieci puntate e con la regia del debuttante Marco Beltrami, su Canale 5: per ricordare al pubblico che tutto nacque da quel piccolo angolo di Milano bagnato dal Naviglio, in viale Monza. Dove lo spazio è quel che è (a cominciare dal camerino usato collettivamente e senza pudori) ma lo spirito, chissà come, ci sta sempre comodo.
La formula resta intatta, a cominciare dalla conduzione affiatata di Teresa Mannino e Federico Basso, elettrica e pungente (e affascinante, sebbene si prenda sempre in giro) lei, di leve lunghe e più assonnato lui, praticamente complementari come due pezzi di puzzle: lo scopo è quello di dare un palcoscenico ai nuovi volti del cabaret nazionale, selezionati da un incessante anno di selezioni attraverso i laboratori sparsi per lo Stivale, e infine portare allo «Zelig maggiorenne», quello della prima serata, il meglio del meglio. Da qui, infatti, sono nati numeri di successo come l'omaggio al cinema polacco di Leonardo Manera, le finte Iene Gigi & Ross o l'irresistibile tronista cafone Claudiano, volto e vis comica di Claudio Bisio. Gino & Michele e Giancarlo Bozzo, non è un mistero, coccolano il loro piccolo grande show con un affetto forse superiore alla loro creatura principale.
«Zelig Off è il segreto che allunga la vita a Zelig - rivela Gino -; qui ci si rinnova, si fondono i vari generi, e si raccolgono, nella Milano capitale del cabaret, i comici di ogni regione d'Italia. Con questa edizione abbiamo completato le regioni: mancavano Basilicata e Liguria». Dei volti nuovi (una trentina circa) come è giusto si sa poco, dirà tutto il palcoscenico: c'è lo sketch di «nuoto sincronizzato» di Slapsus, la poetessa amica dei vip Cinzia Marseglia, il predicatore anglosassone Giorgio Verduci, e tanti altri. Ciò che mancherà, a dispetto delle elezioni appena consumate, sarà la satira politica: «La satira - spiega Michele - viene da dentro, non puoi decidere di dartela. Da un po’ di tempo manca in tv, oppure è solo satira di trucco e imitazione. Per farla, serve credibilità e un giusto grado di incazzatura. Sempre, però, con lo scopo supremo di far ridere. Se invece parli alla pancia e allo sdegno della gente sei un'altra cosa, non sei più un comico».