Rientro dalle vacanze col morto

Nel mesto rientro dalle vacanze ho notato una massiccia presenza di auto
che portavano una bara sul por­tabagagli

Nel mesto rientro dalle vacanze ho notato una massiccia presenza di auto che portavano una bara sul por­tabagagli. In un primo tempo pensavo che fossero barche e mi sorprendeva vedere grandi famiglie avventurarsi con barche così piccole, da un paio di metri; e poi dicono degli scafisti libici. Ma quando ho notato che la stessa im­barcazione sormontava auto reduci dalla montagna o da località remote da mari e laghi, ho avuto la macabra in­tuizione: quelle auto tristi che tornano dalle ferie recano un feretro sulla cap­potta.

Esclusa l’ipotesi che siano va­canzieri previdenti che oltre la valiget­ta dei medicinali si portano la bara in caso di malore irreparabile, così da evi­tare lunghe attese per i soccorsi e non pregiudicare le vacanze dei congiunti, già pagate, ho provato a congetturare il contenuto della bara: 1) è il nonno de­ceduto ma non dichiarato, per conti­nuare a riscuotere la sua pensione (oc­cultamento itinerante di cadavere); 2) è la nonna a cui avevano promesso di portarla in vacanza, lei è deceduta ma la promessa è stata mantenuta (turi­smo post­mortem); 3) è un parente tu­mulato sul portabagagli per il costo esagerato dei loculi (la tombamobile, che col Suv diventa una cappella am­bulante); 4) hanno ucciso qualcuno ma non sapendo dove nasconderlo e premendo le ferie lo hanno portato in­sieme in vacanza (vittima d’asporto per crimini d’agosto).

Non avevo pen­sato che gli italiani anche per due setti­mane di vacanza si portano mezza ca­sa con loro. Ma incolonnati col baule, a passo di funerale, sembrava un rientro col morto.