Riesame: Amanda, Raffaele e Rudy hanno agito insieme

I giudici di Perugia: sul corpo di Meredith segni lasciati "da più soggetti". Su Sollecito: "Attratto dalla violenza". Guede, che oggi arriva in Italia, insiste: "Ho visto il killer, non era solo"

Roma - Legati a filo doppio dalle stesse «condotte e strategie». Amanda Knox e Raffaele Sollecito sono coinvolti alla pari nell’omicidio di Meredith Kercher, nonostante i tentativi del barese di smarcarsi dal destino dell’ex fidanzata, e i contraddittori racconti della coppia per tentare di discolparsi. Lo scrive il presidente del tribunale del Riesame di Perugia, Massimo Ricciarelli, nelle 35 pagine con cui motiva il no alla scarcerazione dei due.

Per il giudice, l’italiano e l’americana erano sulla scena del delitto insieme all’ivoriano Rudy Hermann Guede, vicino di casa di Sollecito, che solo oggi arriverà a Perugia. Mez, secondo il documento, sarebbe stata violentata e poi premeditatamente uccisa per chiuderle la bocca. Il movente non è chiaro, ma il Riesame chiama in causa Knox e Sollecito che mostrano un «decadimento dei freni inibitori». Che per Amanda significa «una disponibilità effettiva ad assecondare ogni tipo di pulsione, quand’anche destinata a sfociare in condotte violente e incontrollate», e che qualifica Lele come «soggetto proclive al compimento di gravi delitti implicanti il ricorso a violenza personale».

La ricostruzione tratteggiata nelle 35 pagine lascia poco spazio ai dubbi sulle responsabilità di FoxyKnoxy e del suo ex fidanzato. «Il ruolo di Amanda non può essere secondario», scrive il magistrato. Per lui la Knox è «una giovane dalla multiforme personalità, fatta di spigliatezza e scaltrezza, non disgiunta da ingenuità, ma con una forte propensione scenica e un’elevata, si direbbe fatale, capacità di aggregazione». Anche su Sollecito le conclusioni non sono tenere: «Personalità assai complessa e per certi versi inquietante», per la quale «la violenza costituisce una concreta attrattiva». Insomma, anche se per il riesame «lo scenario è sensibilmente mutato» rispetto all’ordinanza del gip dello scorso 9 novembre, dopo gli arresti di Amanda, Lele e Patrick Lumumba, «il coinvolgimento di Amanda e di Raffaele» non ne viene intaccato. Anzi.

Basandosi sugli elementi emersi dall’indagine, Ricciarelli avanza una nuova ipotesi. Mez - scrive - «cadde vittima di uno o più aguzzini» e «i plurimi traumatismi inferti» alla ragazza «rimandano all’azione convergente di più soggetti». Le «pressioni esercitate sul collo» non sono segno di uno strangolamento ma «avevano natura strumentale», per immobilizzare la vittima durante la violenza sessuale, non necessariamente «scopo ultimo dell’azione». Quanto alla premeditazione: «Il colpo mortale era comunque in arrivo, anche perché a quel punto la vittima non avrebbe dovuto parlare». Un dettaglio che dimostrerebbe che a uccidere è stato «chi con la vittima aveva una qualche frequentazione», tanto da avere le chiavi o da essersi fatto aprire la porta dalla stessa Mez. A «ridosso» del delitto, i responsabili avrebbero occupato entrambi i bagni (c’è sangue di Amanda in quello piccolo, e le feci di Guede nell’altro) per «provvedere ciascuno a una personale pulizia, più o meno riuscita». Eppure ieri l’avvocato di Rudy Guede ha riferito che il suo assistito «vuole tornare in Italia, indicare l’assassino». «L’ho visto - avrebbe detto Rudy al padre - potrei riconoscerlo. Non era solo, con lui c’era qualcun altro».

Nelle motivazioni si rimarcano gli indizi raccolti dalla scientifica, dal coltello di casa Sollecito con il Dna di Amanda e Mez all’impronta di scarpa (compatibile con le Nike di Lele) impressa nel sangue accanto al corpo, e si smontano le controdeduzioni dei legali dei due indagati. Ribaltato poi l’alibi di Sollecito, che sostenendo di aver passato la sera al pc per poi dormire fino alle 10 del giorno dopo «ha finito per creare a proprio carico un ulteriore e assai rilevante indizio».

Secondo la postale, infatti, non c’è interazione sul Mac nelle ore del delitto, ma c’è all’alba, «dando contezza di una notte pressocché insonne» che è «un formidabile riscontro positivo del coinvolgimento di Raffaele». Su Amanda, il «permanere» dell’ambiguità dei suoi racconti, le ricostruzioni «oniriche», «da film» di quella notte, sono «di per sé elemento fortemente indiziante, dovendosi ritenere che la ragazza non possa parlare di sé in termini nitidi se non a costo di vedersi costretta a rivelare il proprio coinvolgimento».