Riesplode la guerra del crocefisso Sospeso il giudice che non lo vuole

Il magistrato convertito all’ebraismo rifiuta di tenere udienze dove è esposto il simbolo sacro. E in provincia di Reggio Emilia, Ds e Prc bocciano la croce nelle sedi comunali

Silvia Gilioli

da Ancona

Tutto sembra ruotare attorno al crocifisso nei luoghi pubblici. La sezione disciplinare del Csm ha sospeso dalle funzioni e dallo stipendio il giudice del Tribunale di Camerino Luigi Tosti che rifiuta di tenere udienze nelle aule dove sia presente il simbolo religioso cattolico. Qualche centinaio di chilometri più a Ovest, a Cavriago, in provincia di Reggio Emilia, il consiglio comunale ha detto no all'ipotesi di introdurre il crocifisso in tutti gli uffici pubblici del territorio.
Ieri, dunque, il Consiglio superiore della magistratura presieduto dal consigliere Nicola Buccico ha accolto la richiesta del procuratore generale della Cassazione Francesco Favara che avviò l'azione disciplinare contro il magistrato. «Tosti rifiuta di riprendere il proprio lavoro anche in un’aula priva di qualsiasi simbolo religioso - aveva scritto Favara - e questo provoca un grave disservizio per il tribunale di Camerino».
A dicembre il magistrato irriducibile era stato condannato dal tribunale dell'Aquila a sette mesi di reclusione e all'interdizione per un anno dai pubblici uffici. In precedenza era stato lui stesso a scrivere al ministro Roberto Castelli, chiedendo appunto che non gli venisse più corrisposto lo stipendio, visto che non teneva udienze. Ora che è stato accontentato, parla di storia grottesca.
«È un provvedimento cautelare - spiega -, legato al processo penale e al procedimento disciplinare. Contro la sentenza del Tribunale dell'Aquila ho già presentato ricorso in Appello. Da oggi non esercito più le mie funzioni, lo farà qualcun altro al posto mio, con ulteriori disagi per l'ufficio. E tutto per avere rifiutato l'imposizione di simboli di religioni diversi dai miei: questa sì che è una discriminazione».
Nel frattempo lui si è convertito all'ebraismo. Tempo fa aveva pure «minacciato» di esibire in aula delle menorah, cioè i candelabri ebraici a sette bracci. Ora si affida all'ironia. «Il provvedimento del Csm è di quelli che vorrebbero ristabilire il cosiddetto prestigio della magistratura, rispetto all'operato di magistrati indegni. Siamo all'assurdo: viene considerata indegna la vittima di una discriminazione religiosa».
Lui comunque proseguirà nella sua battaglia, è pronto a rivolgersi alla Corte di Giustizia Europea.
Rimane in piedi anche il suo ricorso alla Corte Costituzionale per conflitto di attribuzione: «Il ministro della Giustizia - conclude Tosti - non può imporre simboli religiosi o ideologici. Deve limitarsi a fornire arredi e attrezzature necessari a esercitare la funzione giurisdizionale. Impormi il crocifisso è come impormi un'ampolla con l'acqua del dio Po». E questa sì che è una stoccata al ministro leghista.
Nel frattempo continua la baruffa a Cavriago, storica roccaforte del comunismo. Nella piazza principale del paese troneggia il busto di Lenin e Ds e Rifondazione Comunista hanno percentuali di consenso fra le più elevate d'Italia. Due esponenti della Casa delle Libertà, Ivaldo Casali e Tommaso Cavezza, hanno presentato una mozione in consiglio perché venga collocato il crocifisso nelle varie sedi comunali. Hanno votato contro tutti quanti: Ds, Rifondazione e persino i due consiglieri della Margherita, Enzo Scolari e Daniele Catellani, che si difendono così: «Lo stato è laico e vale il principio di equità religiosa».