Rifinanziamento delle missioni, ok dal Senato Il Pd si spacca, ma vota "compatto"per il sì

Palazzo Madama approva il dl di rifinanziamento delle missioni all’estero. Hanno votato tutti a favore tranne l’Idv che ha ribadito
la propria contrarietà. I sì sono stati 269, i no 12, un astenuto. I tre senatori Radicali non hanno partecipato al
voto. Ora il decreto passa al vaglio della Camera

Roma - Via libera dall’aula del Senato al decreto che rifinanzia le missioni internazionali. I voti favorevoli sono stati 269 (Pdl, Lega nord, Coesione nazionale-Io Sud, Pd, Fli e Udc, Svp e autonomie), 12 i "no" (Idv) e una astensione. I radicali non hanno partecipato al voto. Il gruppo democratico è riuscito a compattarsi solo all’ultimo momento. Una quindicina di senatori Pd, infatti, avevano annunciato di astenersi sul provvedimento (al Senato l’astensione equivale al voto contrario) e solo dopo una rapida riunione del gruppo il dissenso è rientrato ed è arrivato il "sì" democratico al decreto.

Il decreto ora va alla Camera Nel provvedimento, che passerà adesso al vaglio della Camera, è prevista una riduzione del contingente militare italiano impegnato in missioni all’estero: mille unità in meno entro il prossimo 30 settembre e 1.070 entro il 31 dicembre. Il governo però dovrà sentire il parere delle commissioni parlamentari competenti e presentare una relazione al Parlamento entro 60 giorni dalla scadenza del decreto di proroga delle missioni. Rientrati invece dopo un lungo dibattito i forti tagli previsti inizialmente per la cooperazione civile: i fondi passano a 16 milioni e mezzo e la copertura sarà assicurata dal ministero degli Esteri. Respinto invece l’emendamento della Lega che chiedeva l’abolizione del cosiddetto "catalogo nazionale armi comuni da sparo" istituito nel 1975. Dopo la dura presa di posizione delle opposizioni, il Carroccio ha trasformato l’emendamento in ordine del giorno.

Soddisfazione del governo Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, plaude al voto a larghissima maggioranza "proprio nel giorno in cui piangiamo al scomparsa di David Tobini, un altro militare che ha dato la vita in una missione internazionale". Un voto, sottolinea La Russa, che "testimonia la vicinanza, la gratitudine e la solidarietà del Senato alle forze armate". Il relatore del decreto, Giuseppe Esposito (Pdl), evidenzia le nuove norme che migliorano il testo del dl: "E' stata inserita una norma che prevede per il futuro, riguardo la rimodulazione della presenza delle nostre Forze Armate nei vari teatri di guerra, il confronto tra Governo e Parlamento".

Gli aumenti per le cooperazioni Sul fronte della cooperazione sono stati aumentati i contributi alle Ong di circa 8 milioni di euro per il 2011 e di ulteriori 8 milioni per il 2012; inoltre sono state abrogate quelle norme che introducevano il pagamento previdenziale dei cooperatori, comportando così un risparmio notevole per l’Ong. Per quanto riguarda il contrasto alla pirateria si è deciso di dare attuazione, attraverso l’articolo 5, di quanto il Senato aveva deciso qualche settimana fa rafforzando così il livello di sicurezza sulle nostre navi nel Golfo di Aden; in questo senso è stata concessa la possibilità ai nostri armatori di imbarcare sia militari che vigilanti privati armati, con specifiche regole di ingaggio e operatività. Infine nel dl abbiamo previsto espressamente la rimodulazione della nostra presenza nelle oltre 20 missioni di pace e la riduzione di circa 2mila uomini impegnati nelle missioni interregionali, passando così dalle attuali 9250 unità a circa 7mila.

Di Pietro rivendica il voto contrario Il leader dell'Idv Antonio Di Pietro rivendica "con orgoglio" il no al rifinanziamento delle missioni italiane all’estero, definendo ridicola la soddisfazione espressa dalle altre opposizioni per la "posizione unitaria, fatti salvi i dissensi" che ha determinato il risultato bipartisan. "A noi invece dispiace moltissimo - ha affermato Di Pietro in una conferenza stampa a Montecitorio con i capigruppo parlamentari Felice Belisario e Massimo Donadi- che nelle opposizioni non ci sia stata unità nella contrarietà a questa scelta ipocrita del nostro Governo".