Rifiuta la dottoressa nera «In casa mia non entra»

Accusata di razzismo la donna chiede scusa: «Non ero in me. Vorrei prendere un caffè con il medico»

da Taranto

«Non so che cosa mi sia successo, è come se quel giorno ci fosse stata un'altra persona al mio posto. Forse ero stanca, non dormivo da due giorni perché mio marito non stava bene. Chiedo ancora scusa, spero di poter prendere un caffè con lei». A parlare è la donna tarantina abitante al quartiere Paolo VI ha bruscamente impedito a una dottoressa del 118 di entrare in casa per visitare il marito che accusava forti dolori. Non l'aveva fatta entrare perché la dottoressa ha la pelle nera. La notizia - pubblicata ieri sul quotidiano La Stampa - ha suscitato clamore a Taranto e la donna ha chiesto scusa.
La dottoressa, Kwelsukila Loso, lavora nel servizio sanitario nazionale italiano dal 2003. Nata in Congo 45 anni fa, due specializzazioni alle spalle, la donna da diversi anni risiede a Taranto. «Che cosa capisce lei di medicina?»: più o meno queste erano state le parole della moglie dell'ammalato quando aveva aperto la porta di casa per far entrare i medici del 118 che lei stessa aveva chiamato per telefono. La dottoressa era andata via sconcertata, così come i suoi colleghi in servizio. Poco dopo le era arrivata ufficialmente la solidarietà del dirigente responsabile del 118 di Taranto, Giuseppe Turco. «È un episodio deprecabile - aveva commentato Turco prima che arrivassero le scuse della signora - ma Taranto non è una città razzista. Non è mai accaduto un fatto del genere. Spero che la situazione si chiarisca presto».
Le scuse arrivano anche dalle istituzioni. Rocco Palese, capogruppo di Forza Italia alla Regione Puglia dice: «In qualità di medico desidero esprimere piena solidarietà alla collega congolese. Sono certo che la collega Loso avrà già avuto modo di constatare che Taranto e la Puglia non sono identificabili in questo episodio e che, anzi, nelle nostre città e nella nostra regione sono ben radicate la cultura dell'accoglienza e dell'integrazione».