Rifiuta il funerale a un divorziato Assedio in parrocchia

Rivolta di una folla di fedeli indignati. Il prete è stato «salvato» dai carabinieri. Il no era venuto dal vescovo

Giuseppe Marino

Questo funerale non s’ha da fare. Quel ramo del lago di Como è lontano da Bagnaturo, piccola frazione di Sulmona, ma il diktat del vescovo è risuonato perentorio come quello di don Rodrigo. Nei panni di don Abbondio il malcapitato don Gaetano Acciaccaferri, da 8 anni parroco della chiesa della Santissima Addolorata, che per aver ottemperato al voto dell’obbedienza si è ritrovato assediato in chiesa da una folla di fedeli inferociti che contestavano il suo rifiuto di celebrare le esequie per Ferdinando Scipione, camionista 47enne, morto prematuramente d’infarto e colpevole di essere divorziato e per di più risposato. «Una canea! - dice con un filo di voce l’anziano sacerdote rievocando l’assedio - mi gridavano: “Se ne deve andare, se ne deve andare da Bagnaturo”. Erano inferociti, una cosa mai vista in 54 anni di sacerdozio. Ma non è la maggioranza del paese, credo che a prendersela siano stati soprattutto i parenti e gli altri divorziati che temono di subire lo stesso trattamento. Non ho avuto paura, ma certo è stata una cosa spiacevole». Al punto che, paura o non paura, a scortare fuori dalla chiesa il sacerdote sono dovuti intervenire i carabinieri.
Il caso è scoppiato la settimana scorsa, quando la vedova del camionista si è presentata in parrocchia e ha chiesto di fissare il funerale. «Io l’avevo già fissata la data - si torce le mani il parroco - ma poi sia a me che al vescovo sono arrivate delle voci...». Che altro c’è da fare in un piccolo paese se non mormorare? Qualcuno ha pensato bene di mettere sull’avviso le autorità religiose sulla «condizione peccaminosa» del trapassato. Aggiungendo anche qualche insinuazione su una fede un po’ scricchiolante, una presunta passata frequentazione con gli aborriti testimoni di Geova. Ed ecco squillare il telefono di don Gaetano. All’altro capo del filo monsignor Giuseppe De Falco, vescovo di Valva e Sulmona: «Mi ha detto che era meglio annullare la cerimonia - racconta don Gaetano - e mi ha anche letto le disposizioni canoniche vigenti. Io francamente avrei chiuso un occhio, sa per la comunità pastorale... L’ho detto al vescovo, ma lui mi ha risposto che il Signore ha portato la sua croce e a noi tocca portare la nostra». Il vescovo si è limitato a dichiarare che «il parroco ha applicato le norme, non ha quindi fatto altro che rispettare, in piena autonomia, quanto stabilito dalla nostra religione». Da parte sua il sacerdote ha comunque messo a disposizione la chiesa per vegliare la salma e proposto di officiare una liturgia della parola al cimitero. Ma la mattina dopo, a don Gaetano che aspettava una chiamata per recarsi al cimitero, è arrivata invece la chiamata di una parente del defunto che gli chiedeva di non andare, perché «la sua presenza non è gradita».
«Ho risposto - prosegue il religioso - che se era così non sarei andato, per non mettere in imbarazzo nessuno. E poi però mi sono trovato quella folla davanti alla chiesa!». I paesani assembrati erano scatenati. «Deve andarsene perché non ha più la nostra fiducia», urlavano i paesani mentre raccoglievano le firme per allontanare don Gaetano dalla loro comunità. «Ha negato il funerale a una bravissima persona che ha avuto solo la colpa di rifarsi una famiglia garantendole sussistenza e amore», spiegava una battagliera signora. Don Gaetano l’ha presa male: «Non me la sento più di andare in quell’ambiente. Aspetto una chiamata del vescovo». Ma fino a ieri sera il telefono taceva.