Rifiuti abbandonati: primi sei arresti a Napoli

Sono stati tutti sorpresi in flagrante mentre buttavano in strada
rottami e spazzatura. Ma già si sollevano dubbi sulla legittimità della
nuova legge: "È anticostituzionale perché riguarda solo il territorio
campano"

di Mario Pepe

L’ultimo decreto sull’emergenza rifiuti a Napoli produce i primi effetti: sono sei, infatti, le persone arrestate a Napoli per avere abbandonato rifiuti ingombranti nelle strade. Il primo è stato, nel pomeriggio di venerdì, Luigi Varchetta, 32 anni, una compagna, un figlio di sei anni e un altro in arrivo: è stato sorpreso a Pianura mentre abbandonava in strada mobili da cucina, bombole di gas, materiale ferroso e macerie varie. Coi carabinieri si è giustificato dicendo di non essere a conoscenza della nuova legge.
Un arresto che ha aperto le polemiche sulla legittimità costituzionale del decreto. L’uomo era già noto alle forze dell’ordine per avere partecipato, il 20 settembre del 2003, agli scontri scoppiati prima del derby Avellino-Napoli che causarono la morte del tifoso azzurro Sergio Ercolano. Varchetta fu arrestato e poi scarcerato il 6 novembre ma a suo carico è ancora in corso il procedimento giudiziario con le accuse di resistenza aggravata e devastazione. Inutili le proteste della sorella: «Stava aiutando un parente che doveva ristrutturare la casa. Per questo aveva caricato sull’Ape i mobili che sono stati trovati in strada». Ma per Varchetta il pm Valeria Gonzalez ha disposto che si proceda con rito ordinario e non direttissimo stabilendo l’udienza di convalida entro i cinque giorni dall’arresto, avvenuto venerdì. L'uomo è quindi a piede libero. «Sembra - afferma il difensore dell’uomo, Massimo Bruno - un segnale della Procura per la quale probabilmente l'arresto debba essere previsto solo in particolari casi di violazione del decreto legge». Il legale non esclude la possibilità di sollevare una questione di illegittimità costituzionale nei confronti del decreto. Una posizione sulla quale sembrano convergere due presidenti emeriti della Corte costituzionale, Valerio Onida e Antonio Baldassarre. Per quest’ultimo «limitare l’arresto solo a una regione è una palese violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Se fosse un provvedimento esteso a tutta l'Italia personalmente sarei anche d’accordo».
Sostanzialmente sulla stessa lunghezza d’onda anche Onida mentre ieri altre cinque persone sono finite in manette: si tratta di Salvatore Zinno, 26 anni, Domenico Manzo, 68 anni e Giovanni Amodio, 40 anni, tutti di Poggioreale e già noti alle forze dell’ordine: gestivano due box costruiti abusivamente dove depositavano rifiuti speciali pericolosi, scarti di olio motore, pastiglie per freni. Gennaro Esposito, 39 anni, e Erminio Beato, di 62, anche loro già noti alle forze dell'ordine, sono stati invece sorpresi dai militari a Sant’Erasmo mentre da un furgone Piaggio Porter scaricavano rifiuti vari (tra cui ferro, cartone, plastica, lattine e vetro) sulla strada. Tutti sono in attesa del processo per direttissima.
Plaude agli arresti il sottosegretario Guido Bertolaso per il quale i provvedimenti «devono rappresentare un «valido deterrente nei confronti di ulteriori possibili sversamenti illegali». «Tutti e sei i fermati - sottolinea Bertolaso - sono stati colti in flagranza di reato. Gli arresti sono stati convalidati dalla magistratura, da sempre impegnata in prima linea nell’azione di contrasto alle attività illecite in materia di rifiuti. Ringrazio le forze dell’ordine, questa è la conferma del continuo e costante impegno da parte delle strutture dello Stato volte al rafforzamento della capacità di controllo del territorio».
Intanto non si placano le proteste contro la discarica napoletana di Chiaiano: oltre 500 persone hanno attraversato le vie del comune di Marano per chiedere la sospensione dei lavori all’interno dello sversatoio che dovrebbe aprire entro la fine del mese.