Rifiuti, Bassolino a giudizio. Pdl: "Si dimetta"

Per il governatore campano otto capi di imputazione tra cui truffa aggravata allo Stato e frode in pubbliche forniture. Alla sbarra altri 27, compresi ex dirigenti di Impregilo ed ex funzionari del Commissariato. Fini: "La sinistra non può fingere di non sapere"

Napoli - Il prossimo 14 maggio, nell’aula della quinta Sezione del Tribunale di Napoli, sulle poltrone riservate agli imputati siederà l’ultimo viceré di Napoli: il presidente della Regione Campania, nella sua veste di ex commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Antonio Bassolino. La notizia del rinvio a giudizio dell’ex eroe di Tangentopoli, dell’uomo che aveva puntato il dito contro il malaffare e contro i politici democristiani e socialisti che avevano governato Napoli per decenni, è arrivata alle sei di ieri sera.

Una grande vittoria, dunque, per la Procura di Napoli, per i procuratori aggiunti Aldo De Chiara e Camillo Trapuzzano e per i due pm che hanno condotto l’inchiesta sull’immenso scandalo dei rifiuti, Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. La loro è una vittoria su tutti i fronti: il giudice dell’udienza preliminare Marcello Piscopo, infatti, ha disposto il rinvio a giudizio non solo per Bassolino ma anche per gli altri 27 imputati, tra i quali l’ex vice del governatore della Campania, Raffaele Vanoli, l’ex sub commissario Giulio Facchi, Pier Giorgio Romiti e Paolo Romiti, rispettivamente ex amministratore delegato dell’Impregilo ed ex dirigente dell’Impregilo e della Fisia Italimpianti.
Non solo: il gup ha accolto in pieno le richieste dell’accusa. Gli imputati infatti vanno a giudizio per tutti i reati contestati, dalla frode in pubbliche forniture alla truffa aggravata ai danni dello Stato, al falso e all’abuso d’ufficio. Il rinvio a giudizio per illecito amministrativo riguarda anche le «persone giuridiche», vale a dire le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli.
L’imputato eccellente Bassolino porterà con sé all’udienza del 14 maggio un fardello con ben otto capi di imputazione. Tra le accuse contestate all’ex commissario, la frode in pubbliche forniture. Per i pm Novello e Sirleo, Bassolino «non impediva, realizzava e consentiva la perpetua violazione degli obblighi contrattuali assunti dall’Ati (Associazione temporanea di imprese, ndr) affidataria in relazione alla gestione del ciclo dei rifiuti». Bassolino, in concorso con il subcommissario Facchi, avrebbe commesso il reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, per avere «contribuito a dissimulare i reiterati e gravi inadempimenti dell’Ati».

Ma un’altra mazzata si è abbattuta su Bassolino e gli altri 27 imputati del processo sulla «munnezza»: l’avvocato Pino Vitiello, difensore della Regione Campania, ha depositato ieri nel corso dell’udienza preliminare l’istanza per il sequestro dei beni di Bassolino e degli altri rinviati a giudizio. Ma dalle visure eseguite non sono state trovate proprietà immobiliari nella disponibilità del presidente della Campania.
«È un provvedimento inevitabile, scaturito dal lavoro svolto da due ottimi pubblici ministeri. Semmai sono preoccupato per la prescrizione dei reati, perché con la Cirielli per una truffa aggravata si è scesi da 15 anni a 7 anni e mezzo», spiega l’avvocato Federico Vigoriti, costituitosi parte civile per conto dello Stato. È convinto del contrario il legale di Bassolino, Giuseppe Fusco. «Non c’è alcun rischio: il processo si prescrive nel 2012».

Esulta il presidente di An, Gianfranco Fini: «Finalmente Bassolino è stato rinviato a giudizio. La responsabilità è della sinistra, non si può dire che sia della politica. Non dicano che non sapevano, basta andare a rileggere cosa disse un anno fa l’allora commissario Bertolaso, quando si dimise perché non trovava interlocutori nel governo». La Lega, con il vicecapogruppo al Senato, Roberto Cota, chiama il causa Veltroni. «Anche il gup Piscopo ha certificato la vergogna mondiale provocata dalla incapacità degli amministratori campani di gestire la questione dei rifiuti. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa Veltroni. Alla faccia della questione morale che impugna sempre contro gli altri, ma non fa valere per sé».
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