"Rifiuti, basta con l’anarchia. Lo Stato c’è"

Berlusconi a Napoli: il parlamento approverà il pacchetto nella sua interezza. Segnali di disponibilità dal Pd a votare il testo. Si farà la Superprocura: serve una sola regia

Napoli - Dalle quasi quattro ore di incontri con gli amministratori locali della Campania, Silvio Berlusconi esce piuttosto confortato. Non solo i cosiddetti big, Antonio Bassolino e Rosa Russo Iervolino, ma anche i presidenti delle cinque province e i sindaci di Avellino, Benevento, Salerno e Caserta - tutti del centrosinistra - hanno garantito al premier pieno appoggio sull’emergenza rifiuti. E anche un deciso sostegno al decreto che, dopo il via libera del Consiglio dei ministri che la scorsa settimana si è tenuto proprio a Napoli, presto arriverà all’esame delle Camere. In Parlamento, è l’assicurazione che viene dal centrosinistra, l’opposizione non si metterà di traverso. Dal Pd, insomma, arriverà o l’astensione o, addirittura, un voto favorevole. Su cui Berlusconi ripone una certa fiducia se davanti agli amministratori locali dice chiaro che «il decreto sarà approvato dal Parlamento nella sua interezza». Con il sindaco di Napoli Iervolino convinta che il via libera debba arrivare «senza alcuna modifica». Un punto su cui durante il faccia a faccia si dice d’accordo anche il presidente della regione Bassolino.

Così, forte delle garanzie arrivate dagli amministratori locali campani (ma anche dall’opposizione parlamentare) e dell’appello del capo dello Stato («bisogna sostenere gli sforzi per superare l’emergenza»), Berlusconi decide di non concedere alcuno spiraglio a «quelle piccole minoranze» che dicono no alle discariche. «Chi si oppone e si augura un passo indietro - spiega il premier - deve sapere che noi siamo convinti che lo Stato debba fare lo Stato». In una conferenza stampa alla prefettura di Napoli - insieme al ministro dell’Interno Roberto Maroni, a quello dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, al sottosegretario ai Rifiuti Guido Bertolaso e al commissario straordinario Gianni De Gennaro - il Cavaliere insiste sulla via della fermezza. Perché «troppe volte decisioni già assunte non sono state imposte da organi democraticamente eletti». Troppe volte, insomma, «si sono prese decisioni che sono poi rimaste sulla carta perché lo Stato non ha saputo garantirle». E ancora: «Troppe volte sulla questione rifiuti si sono fatti passi indietro». E questa è «una pericolosa avventura nell’anarchia». Che non si ripeterà, aggiunge il Cavaliere.

Nessun tentennamento, dunque. Nemmeno sulla superprocura (il decreto attribuisce al procuratore di Napoli la competenza di tutti i procedimenti penali sui rifiuti), criticata in una lettera al Csm da una settantina di pm napoletani. «Non ha profili di incostituzionalità», dice Berlusconi citando «autorevoli costituzionalisti». Eppoi, «un ordine dello Stato non può vivere nell’empireo ed essere un moloch assoluto perché le leggi devono servire a vivere meglio». L’obiettivo, spiega, è «evitare che singoli magistrati locali intervengano su uno degli anelli della catena», che va dalle discariche ai termovalorizzatori, «interrompendo l’intero ciclo». D’altra parte, anche Bassolino nell’incontro con il premier fa presente quanto il meccanismo sia delicato tanto che «è sufficiente un granellino a far saltare tutto». E proprio l’aspetto giudiziario della vicenda rifiuti è stato a lungo trattato durante il Consiglio dei ministri. Con Berlusconi che non ha lesinato critiche a magistrati che «sembrano agire con il timer».

«Bertolaso - dice davanti ai ministri riuniti a Palazzo Chigi - è demoralizzato perché neanche è arrivato e subito l’hanno messo in mezzo. Non potevano scegliere tempistica migliore». In conferenza stampa, però, sollecitato sulle 25 ordinanze di custodia cautelare dei giorni scorsi è ben più prudente. «Magistratura ad orologeria?», chiedono i giornalisti. «La risposta - ribatte il premier - è già contenuta nella domanda... Il tutto è stato reso pubblico il giorno prima dell’entrata in vigore del nostro provvedimento. Solo Bertolaso non si è fatto intimorire. Ma lui, per fortuna, è un uomo vero».
Anche sulla discarica di Chiaiano, Berlusconi è irremovibile: «Si farà. Tutte le nostre relazioni tecniche ci indicano che la cava è adeguata». E qualora si decidesse di aprirla (le analisi sulla compatibilità del terreno saranno completate tra una ventina di giorni), «sarà dichiarata zona militare» e «difesa da soldati». Chi si opporrà, aggiunge il Cavaliere «sarà perseguito come persona che ha commesso un reato». La strada, conclude il premier, è lunga. Ma «entro tre anni risolveremo l’emergenza».