Rifiuti, il controllore di Bassolino è il suo "finanziere" di fiducia

Roberto Barbieri fu consigliere dell’allora sindaco di Napoli. Oggi presiede la Commissione parlamentare d’inchiesta sull’emergenza dei rifiuti in Campania.<a href="/a.pic1?ID=189354"><strong> L'ultimo scandalo: scoperto il foglio per spartire le poltrone</strong></a>

Milano - La nostra inchiesta sui debiti di regioni e comuni e sugli affari che la banche internazionali ci fanno sopra, deve fare un passo indietro: e prima di andare in Piemonte a trovare Mercedes Bresso ritorna a Napoli. Città e Regione si trovano nella «fortunata» condizione, si fa per dire, di esser tra le più indebitate d’Italia ed avere un grumo opaco di interessi che le svolazza intorno: un caso da laboratorio per raccontare gli intrecci perversi tra finanza e politica locale. Succede che la storia napoletana, oggi sotto cumuli di monnezza, nella prima metà degli anni ’90 veniva raccontata come un successo del neosindaco Bassolino. Occore andare così lontano per capire perchè non si dimetta dal suo incarico di governatore campano. In quegli anni è tutto in discesa per l’allora sindaco. Prende una città in dissesto finanziario: fallita. E si affida, per dare una spolverata ai conti, a Roberto Barbieri. Questo filo rosso ci porta ai giorni nostri. È Barbieri, con un passato di numero due della finanza dell’allora Aeritalia-Alenia, che tira fuori dal cappello, per primo in Italia, l’idea che anche un Comune possa con sistemi di finanza innovativa finanziarsi. È Barbieri che porta negli uffici del comune i suoi buoni rapporti con i banchieri di Merrill Lynch e con i fratelli Pavesi, i due commercialisti campani di cui abbiamo parlato nelle prime due puntate. È sempre Barbieri l’artefice dell’incredibile, e prima in Italia, emissione dei Buoni ordinari comunali. I Boc portarono nelle vuote casse di Napoli trecento miliardi ad un tasso di interesse folle, vicino al 10%, superiore a quello che più modestamente l’allora pubblica Cassa depositi e prestiti avrebbe concesso: si era all’alba della finanziarizzazione dei debiti locali e si potevano fare anche sciocchezze di questo tipo. E per di più 200 di questi 300 miliardi sono rimasti a languire in Tesoreria inutilizzati. Ma questa è storia vecchia. Il ruolo di Barbieri rappresenta invece materia calda. Nel 1996, proprio sulla scia del miracolo economico bassoliniano e del successo dei Boc di Napoli, l’onda lunga dell’Ulivo porta Barbieri alla Camera e con lui 22 parlamentari in più rispetto alle precedenti politiche. Nel 1997 Bassolino trionfa di nuovo al Comune. E per Barbieri inzia la carriera sia in Parlamento sia nella struttura del Pds. Arriviamo ai giorni nostri. Barbieri non è più «comunista» ed è iscritto al gruppo misto, ma circostanza fondamentale è anche stato nominato presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti campani: una voragine che è già costata 8 miliardi e aspetta finanziamenti per dodici. Barbieri l’uomo della finanza di Bassolino, chiamato a giudicare il suo mentore sulla gestione dei rifiuti. La tarantella napoletana, ballata di Barbieri che controlla Bassolino e da Bassolino che dà lavoro al figlio Gaetano impiegato in Ubs, non finisce qua. L’altro grande business che sotto traccia diessini e Margherita stanno gestendo, e anche qui c’è una inchiesta della magistratura, è quello di Soresa. La storia è contorta ed è stata denunciata da Enzo Rivellini, consigliere regionale di An. Ebbene anche in questo caso si parla di tanti debiti, 5 miliardi quelli accumulati dalla sanità campana fino al 2005, e banche internazionali. Per il momento basti ricordare che a Soresa è riuscito lo straordinario gioco di prestigio di fare ristrutturare un debito da 2,7 miliardi ad un pool di banche (Lehman, Credit Suisse e Calyon) che hanno coinvolto terze parti poco trasparenti: in particolare la Carrington&Cross e la Fmg. La Carrington del signor Omar Scafuro (nessun dipendente e nata poco prima della gara) ha chiesto per i suoi servizi 18 milioni di euro. L’offerta del pool di banche guidate da Royal Bank of Scotland, che ha perso la gara, per il medesimo servizio chiedeva circa 5 milioni, ma non aveva ingaggiato Carrington e Fmg: due società che si dovranno occupare di certificare l’esistenza dei debiti sanitari e così permettere il loro pagamento. Inoltre la Carrington è diventata anche «partner finanziario» di Federlab (laboratori d’analisi) cioè di coloro che si debbono far riconoscere i propri crediti dalla Carrington stessa. Ricapitoliamo: per ridurre il peso monstre del debito sanitario, la regione, attraverso la Soresa, si affida ad un pool di banche. Il pool che vince, paga ad un prezzo esorbitante, rispetto alle altre banche in gara, due società nuove di zecca, di cui una è consulente anche dei creditori. Un rompicapo per i lettori. Eppure il ministro degli affari regionali, Linda Lanzillotta, di queste cose se ne intende e potrebbe intervenire. La Lanzillotta, come lei stessa ha recentemente detto, è stata consulente per una grande banca d’affari, la Jp Morgan, proprio per questo settore. È anche vero che la banca d’affari americana non si è distinta per operazioni di grande successo in questo campo. Forse la più costosa per il contribuente è quella fatta alla Città di Torino. Per semplificare JpMorgan ha costruito una struttura (uno swap) perchè Torino pagasse un proprio debito denominato in euro con tassi di interesse americani. Ci troviamo proprio in quell’anno, in cui i tassi di interesse in America sono inferiori a quelli europei. C’è che nel giro di poco i tassi europei risalgono sopra a quelli Usa e il debito torinese diventa così pesantissimo. Rientra Jp Morgan e con un’altra struttura riporta il debito in euro a pagare interessi in euro. In un girotondo di commisisoni che fanno bene solo alle banche.
Il ministro Lanzillotta se ne dovrebbe occupare, sa che la gestione del debito locale (giunte di destra comprese come nel caso dell’acquedotto pugliese) sta diventando un pasticcio. Per essere teneri.
(3. Continua)