Rifiuti e viaggi vip, Pecoraro indagato per corruzione

Il ministro dell’Ambiente è accusato di corruzione e associazione per
delinquere. L’inchiesta partita da Potenza: anomalie nella gestione del
risanamento di alcuni terreni e scambio di favori con un tour operator
di Perugia

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

Potenza - Dal capomafia Totò Riina al ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Ecco la parabola del capitano Ultimo, passato dai carabinieri della squadra Crimor a quelli del Nucleo operativo ecologico, tuttora impegnati, con il pm di Potenza, Henry John Woodcock, a chiudere il cerchio di un’inchiesta sul traffico dei rifiuti nata a Potenza e ieri passata per competenza a Roma.

Nella rete del duo Ultimo-Woodcock è finito un pesce grosso del governo Prodi, il ministro dell’Ambiente e leader verde, Alfonso Pecoraro Scanio, indagato per corruzione e associazione per delinquere finalizzata a compiere delitti contro la pubblica amministrazione. Assieme al ministro sono finiti nel registro degli indagati anche tre imprenditori. Pecoraro Scanio, a caldo, si è detto «allibito» dalla notizia.

Al centro delle indagini un filone su alcune anomalie nella gestione delle bonifiche ambientali in Basilicata e in altre regioni. Ma l’inchiesta si è allargata, coinvolgendo anche il rapporto «preferenziale» tra ministero dell’Ambiente e un’agenzia di viaggi di Perugia: gli inquirenti avrebbero rilevato strani incroci tra gli appalti per l’organizzazione di missioni e trasferte del personale del ministero e gite e viaggi premio con soggiorni in alberghi di lusso di cui avrebbero goduto lo stesso ministro e componenti del suo staff. Molti di questi ultimi, interrogati dagli investigatori, avrebbero peraltro confermato le ipotesi della procura. C’è poi una terza pista che riguarda il direttore ed editore di una rivista che si occupa di ambiente. Tra i vari elementi del rapporto tra questo imprenditore e Pecoraro Scanio, emergerebbe dagli atti che i telefonini in uso all’entourage del ministro sarebbero spesati dalla rivista. Che, tra l’altro, due anni fa ha dato vita a un master di comunicazione ambientale, che vede tra i docenti Fulco Pratesi e Giuliana Sgrena, proprio con il patrocinio del ministero dell’Ambiente.
L’inchiesta nasce, come detto, approfondendo i rapporti ritenuti meritevoli di attenzione tra il ministero e un imprenditore lucano, Franco Ferrone, attivo nel ramo delle bonifiche ambientali. Da qui, ricostruendo la strada di appalti e interessi, sul tavolo degli inquirenti è finito pure il nome di Pecoraro Scanio. Alcune intercettazioni lo tirerebbero esplicitamente in ballo relativamente a presunti «scambi di favori» con il ministro e con persone a lui vicine. A forza di estendere le intercettazioni in ambienti politici e imprenditoriali, Woodcock si imbatte anche in un’agenzia di viaggi di Perugia, la Visetur. Il tour operator secondo la procura di Potenza avrebbe praticamente il monopolio sui viaggi istituzionali del ministero dell’Ambiente. Dai controlli incrociati, dalle telefonate spiate e dagli interrogatori dei diretti protagonisti saltano fuori soggiorni «premio» in alberghi da sogno che l’agenzia di viaggi avrebbe distribuito gratuitamente ai piani alti del dicastero di via Cristoforo Colombo. Gite e suite che secondo gli inquirenti potrebbero essere la prova di uno «scambio» dai confini poco chiari. Elementi sufficienti, secondo gli inquirenti, per indagare l’amministratore delegato del gruppo, Mattia Fella. E per analizzare una consulenza da 60mila euro affidata dal ministero a un avvocato, Stanislao Fella, fratello di Mattia.
Altro capitolo che sarebbe al vaglio dei carabinieri è quello relativo a compravendite di terreni agricoli in centro Italia. L’idea, sospettano in procura, sarebbe stata di trasformarli in suolo edificabile. Tra i nomi degli interessati all’operazioni vi sarebbero anche presunti prestanome del titolare dell’Ambiente. Che, in serata, ha respinto le accuse arrivate «a pochi giorni dal voto». «Stanislao Fella - spiega il ministro - mi è stato presentato come persona seria da un magistrato. A lui è stata data una consulenza come a tanti altri. Dei telefonini se ne occupa la tesoreria del partito, non ho mai regalato appalti a nessuno e quanto ai viaggi sono cose promozionali, non c’è nessuna corruzione». I faldoni dell’inchiesta ieri mattina sono arrivati a Roma per competenza territoriale. Ma visto il coinvolgimento di un componente dell’esecutivo, è probabile che nei prossimi giorni il procuratore capo Giovanni Ferrara possa decidere la trasmissione degli atti che riguardano Pecoraro Scanio al Tribunale dei ministri. Non è che l’inizio di un’inchiesta che si preannuncia esplosiva. Anche per la straordinaria vicinanza delle elezioni.