Rifiuti, tra gli indagati anche il prefetto Pansa

In manette 25 persone per il trattamento e il trasferimento dei rifiuti: tra questi anche un maresciallo. Intanto a Chiaiano i periti effettuano i rilievi. Napolitano: "Non cedere a pressioni"

Napoli - Mentre questa mattina i mezzi per effettuare i carotaggi dell’Agenzia Regionale campana per l’Ambiente entravano nell’area della cava di Chiaiano, la procura di Napoli ha portato all’esecuzione di 25 provvedimenti di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari. Tra gli indagati anche il prefetto di Napol, Alessandro Pansa.

I tecnici entrano nella cava Dopo giorni di proteste, questa notte è stata tolta nella notte dalla strada principale che porta alla cava di Chiaiano la barricata di cassonetti creata dai comitati contro la discarica per facilitare l’ingresso dei tecnici che dovranno accertare se il sito è in grado di contenere i rifiuti di Napoli. Ieri sera i sindaci di Marano, Salvatore Perrotta, e di Mugnano, Daniele Palumbo avevano avuto un lungo incontro con il Prefetto di Napoli Alessandro Pansa. L’assemblea dei cittadini era stata rinviata due volte dalle 18 e si è tenuta intorno alle 11, con momenti anche di scontro verbale forte fra chi non aveva intenzione di togliere le barricate erette in questi giorni di protesta e chi aveva deciso di mostrare un segnale di buona volontà. Solo a notte fonda, le barricate sono state eliminate, soprattutto quella di cassonetti, catene e filo spinato che ostruiva l’inizio della strada verso la discarica.

Indagato il prefetto di Napoli La procura di Napoli indaga sul prefetto della città, Alessandro Pansa, per presunte irregolarità quando era commissario straordinario all’emergenza rifiuti in Campania in una inchiesta che ha portato a 25 ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari. Pansa, che non rientra tra i destinatari delle ordinanze, ha già ricevuto l’informazione di garanzia, secondo le fonti. "Sono convinto che gli sviluppi dell’inchiesta chiariranno la correttezza del mio comportamento", ha commentato Pansa confermando la notifica dell'avviso di garanzia. "Attendo del tutto sereno - ha detto ancora il prefetto - l’esito degli accertamenti ed esprimo la fiducia massima nei confronti della magistratura".

I 25 fermi E' il trattamento dei rifiuti e un meccanismo definito dalla Procura di Napoli "fraudolento" per smaltire in discarica balle private della plastica che le teneva insieme o in Germania con treni della Egolog, "poi divenuta Fs Cargo", al centro dell’inchiesta napoletana che ha portato questa mattina all’esecuzione di 25 provvedimenti di custodia cautelare con il beneficio dei domiciliari, coinvolgendo tra gli altri l’ex braccio destro di Guido Bertolaso e responsabile del servizio sanitario della protezione civile Marta Di Gennaro, il dirigente della Regione Campania ed ex consultente della Protezione civile Michele Greco, i vertici di Ecolog (l’ad Roberto Cetera e il direttore tecnico Lorenzo Miracle Bragantini), nonche funzionari del Commissariato. Una nota della Procura partenopea chiarisce che l’inchiesta riguarda la gestione dello smaltimento da parte del Commissariato di governo e delle società del gruppo Impregilo Fibe, Fibe Campania, Fisia, Fisia Italimpianti "all’indomani della risoluzione dei contratti di appalto ad opera del decreto legge 245 del 2005". Le società del gruppo Impregilo affidatarie del servizio, sostengono i pm Paolo Sirleo e Giuseppe Noviello, con la complicità dei funzionari del commissariato di governo, "a onta del pessimo stato in cui versavano gli impianti di selezione", non trasformavano in maniera corretta i rifiuti e questi venivano smaltiti in maniera illecita sia in discarica, come è avvenuto a Lo Uttaro, nel casertano, sversatoio sequestrato dalla magistratura, o a Villaricca, chiusa nel 2007. "Tra i rifiuti ricevuti - scrive la procura - nella consapevolezza piena dei funzionari del commissariato come dei collaboratori delle società affidatarie del servizio non sono mancati neppure quelli pericolosi". Il sistema di lavorazione dei rifiuti era "fittizio", al punto che quelli a valle dei trattamenti avevano le stesse caratteristiche fisico-chimiche, sia che fossero qualificati come frazione umida, sia che fossero ecoballe. La frazione umida, hanno constatato i magistrati, non veniva sottoposta a trattamenti stabilizzanti aerobici per eliminare il cattivo odore e igienizzarla. Dalle intercettazioni telefoniche (una delle quali, in cui il nome "ecoballe" viene storpiato in "rompiballe" dà il nome all’inchiesta) emergono anche casi in cui quantitativi di ecoballe, private della confezione di film plastico che le tiene insieme, sono stati pressati con passaggi ripetuti di camion e trattori sui piazzali degli impianti, in modo da fare assomigliare il contenuto a inerti e smaltirle in discarica. Analisi false e confezioni per ingannare sono stati gli strumenti per compiere gli smaltimenti illeciti. Un "meccanismo fraudolento" è stato anche messo in piedi per smaltire in violazione dei regolamenti comunitari rifiuti in Germania, "mediante l’intermediazione e l’attività di trasporto della società Ecolog spa, poi divenuta Fs Cargo", con la complicità di funzionari del Commissariato e di Giuseppina Marra, dipendente della Regione Campania addetta al’ufficio ambientale di Caserta, che ha rilasciato autorizzazioni transfrontaliere senza istruttoria e "facendo finta di niente".

Complicità nel commissariato Esisteva una rete di complicità all’interno del Commissariato, violando i compiti di vigilanza e controllo sull’attività di Fibe e Fisia. Anzi, pubblici funzionari e dipendenti della struttura commissariale "hanno dato direttive particolari preordinate a violare le ordinanze commissariali medesime". I funzionari si preoccupano anche di non far trapelare all’esterno le violazioni commesse, "usando il linguaggio della vaghezza", dice la Procura, quali l’invio in una discarica apposita di una frazione organica stabilizzata in realtà inesistente. Complicità che coinvolgeva anche i dipendenti e collaboratori di Fibe e Fisia, che dovevano nascondere mancate lavorazioni, false qualificazione e smaltimenti illeciti dei rifiuti.

Il maresciallo coinvolto Nell’inchiesta della Procura di Napoli è stato coinvolto anche un maresciallo dei carabinieri, Rocco De Frenza, 36 anni di Potenza, distaccato presso la Protezione civile. Secondo le accuse avrebbe "ostacolato, seguendo precisi input di funzionari pubblici, l’attività di indagine" condotta dai suoi stessi colleghi e anche le "attività di controllo su alcune discariche".

L'appello di Napolitano "E' essenziale non cedere mai a logiche di arroccamento, di cedimento a pressioni localistiche, di contrapposizione fra province". E' questa la "raccomandazione" che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, fa sull’emergenza rifiuti, ricevendo al Quirinale la delegazione dell’Unione Province italiane, guidata dal presidente dell’Upi Fabio Melilli. Il capo dello Stato premette che non è sua intenzione "fare accenni concreti e specifici alla situazione in Campania, che assilla tutti noi" e invita le Province a "fare la loro parte". Per Napolitano, infatti, "questa è una materia in cui è indispensabile, nel rispetto delle autonomie e delle funzioni di tutti, una visione regionale, unitaria e solidale".