Rifiuti, l’Ue condanna l’Italia «Siete inadempienti dal 1999»

da Roma

La Corte europea di giustizia del Lussemburgo ha condannato l’Italia per la tardiva e quindi non corretta applicazione della direttiva volta a prevenire le ripercussioni negative sull’ambiente derivanti dalle discariche di rifiuti.
L’Italia era stata deferita ai giudici Ue dalla Commissione.
Secondo l’esecutivo europeo, il decreto legislativo di applicazione della norma comunitaria violava alcuni articoli della stessa direttiva che definisce la nozione di rifiuti e di discariche. La direttiva prevede che gli Stati elaborino una strategia nazionale per la riduzione dei rifiuti, stabilisce regole sui costi dello smaltimento, prevede la procedura di autorizzazione di nuove discariche e sottopone quelle preesistenti a misure particolari.
La Commissione ha accusato l’Italia di aver applicato la direttiva tardivamente e così facendo di non averla applicata bene. Oggi la Corte ha riconosciuto valide le obiezioni sollevate dall’esecutivo europeo e ha condannato l’Italia alle spese.
Il decreto legislativo italiano di recepimento della direttiva risale al 2003, mentre il termine di trasposizione della normativa comunitaria era scaduto il 16 luglio 2001.
Il decreto, ricorda la Corte nella sua sentenza, prevede che le regioni debbano elaborare un programma per la riduzione di rifiuti biodegradabili presenti nelle discariche e fissa anche le scadenze da rispettare per la riduzione graduale dei rifiuti che finiscono in discarica. Indica inoltre regole per il trattamento degli impianti già esistenti stabilendo regole per il loro adeguamento.
Questo decreto, sottolinea oggi la Corte europea nella sentenza, non prevede l’applicazione alle discariche autorizzate tra la data di scadenza del termine di trasposizione della direttiva e quella di entrata in vigore del decreto stesso delle disposizioni relative alle discariche nuove. Prevede invece l’applicazione a queste discariche del trattamento applicato a quelle preesistenti.
I giudici europei ricordano inoltre - contrariamente a quanto previsto dal decreto italiano - che la direttiva si applica alle discariche preesistenti di rifiuti pericolosi entro il termine di un anno dalla data di scadenza, ossia a partire dal 16 luglio 2002. Indipendentemente dalla durata della procedura di riassetto delle discariche già esistenti - da concludere entro il 16 luglio 2009 - si prevede così, sottolinea la sentenza, un termine breve per l’applicazione delle disposizioni su queste discariche.
«La condanna della Corte di Giustizia Ue è dovuta al ritardo con cui fu recepita una direttiva del 1999 riguardante le discariche dei rifiuti. L’Italia invece la recepì solo nel 2003. Di conseguenza, la Corte contesta anche gli effetti derivanti dal decreto di recepimento del 2003», ha commentato in una nota in nostro ministero dell’Ambiente.