Rifiuti, l'indagine della procura di Napoli

L’indagine riguarda la gestione del ciclo di
smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania, ad opera del
commissariato di governo per l’emergenza rifiuti e da diverse società all’indomani della risoluzione dei contratti di appalto
ad opera del decreto legge del 2005

Napoli - Un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari, a carico di 25 persone, è stata eseguita dai carabinieri della Tutela Ambiente di Roma, su ordine dei pm della Procura di Napoli. L’indagine riguarda la gestione del ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania, ad opera del commissariato di governo per l’emergenza rifiuti e delle società Fibe Spa, Fibe Campania Spa, Fisia Italimpianti Spa del Gruppo Impregilo Spa all’indomani della risoluzione dei contratti di appalto ad opera del decreto legge del 2005.

Traffico illecito dei rifiuti Gli investigatori, attraverso attività di sopralluogo presso gli impianti di trattamento dei rifiuti, l’acquisizione di una corposa documentazione, consulenze tecniche, interrogatori di persone informate sui fatti e intercettazioni telefoniche avrebbero constatato "gravissimi fatti - scrivono i pm - riconducibili ai delitti di attività organizzata per il traffico illecito dei rifiuti, falso ideologico in atto pubblico e truffa aggravata ai danni dello Stato a partire dal 2006". In particolare gli inquirenti avrebbero accertato che "ad onta del pessimo stato in cui versavano gli impianti di selezione dei rifiuti, le società affidatarie del servizio, con la complicità di funzionari del commissariato di governo, trasformavano i rifiuti solidi urbani - spiega la procura - in totale difformità rispetto alle autorizzazioni ambientali, con conseguente illecito smaltimento dei rifiuti (solo apparentemente lavorati e falsamente dichiarati tali) presso discariche che così ricevevano e hanno ricevuto rifiuti diversi da quelli per cui erano state autorizzate ed erano state progettate e realizzate". Tra queste, quelle di Lo Uttaro, nel casertano e quella di Villaricca nel napoletano. Tra i rifiuti ricevuti, «nella consapevolezza piena dei funzionari del commissariato, come dei collaboratori delle società affidatarie» non sono mancati neppure rifiuti pericolosi.

Fittizia attività di lavorazione Le indagini eseguite dai carabinieri avrebbero messo a fuoco un sistema imperniato su un’attività di lavorazione dei rifiuti assolutamente fittizia "giacché la tipologia di rifiuti in uscita - spiegano gli inquirenti - presentava fra i tre flussi apparentemente prodotti a valle della lavorazione identiche caratteristiche fisico-chimiche". Sarebbe inoltre emerso che la frazione umida non era sottoposta ad alcun trattamento di "stabilizzazione" aerobica diretta. In sostanza non erano eliminate le cause di esalazioni olfattive intolleranti e non veniva igienizzato il rifiuto per la tutela della salubrità. Dall’ascolto delle telefonate intercettate i militari del Tutela Ambiente avrebbero accertato che in alcune occasioni siano state smaltite illecitamente in discarica proprio le cosiddette ecoballe "mediante la previa lacerazione delle cosiddette filmature plastiche - spiegano i pm - in cui sono avvolti i rifiuti e successiva pressione sulle balle esercitata con passaggi ripetuti di camion e trattori sui piazzali degli impianti allo scopo di far apparire il rifiuto come un mero scarto composto come tale di inerti, rifiuto formalmente autirizzato per la discarica interessata".

Analisi false Nel corso dell’indagine i carabinieri avrebbero anche accertato il confezionamento e il successivo utilizzo di analisi false per accompagnare i rifiuti nei siti di smaltimento. Inoltre i carabinieri della Tutela Ambiente avrebbero appurato la ricerca da parte di organi del Commissariato di appoggi o comunque di collaborazioni fondati su "controlli superficiali da parte degli organi amministrativi deputati agli stessi". A ciò va aggiunta "l’instaurazione di una consolidata e articolata rete di complicità all’interno della struttura commissariale da parte di pubblici funzionari e dipendenti che - scrivono i pm - violando i precisi e specifici compiti di vigilanza e controllo sulle attività di lavorazione dei rifiuti affidata alle società Fibe Fisia, imposto per legge e con apposite ordinanze del presidente del Consiglio dei ministri hanno dato direttive particolari preordinate a violare le ordinanze commissariali medesime".

Funzionari "distanti dai doveri istituzionali" L’indagine dei carabinieri è stata coordinata dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara e condotta dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo. Spiegano ancora gli inquirenti "in tale contesto emergono le preoccupazioni dei predetti funzionari che li mostrano assolutamente distanti dai loro doveri istituzionali, come l’esigenza di non far trapelare all’esterno le gravi violazioni in corso anche usando il linguaggio della vaghezza ovvero adoperandosi per superare ostacoli imposti dalla legge come l’invio in una discarica appositamente destinata alla ricezione di frazione organica stabilizzata in realtà inesistente". La presunta infedeltà dei pubblici funzionari arrestati "si è coniugata con l’assoluta complicità di dipendenti e collaboratori delle società Fibe Fisia - spiegano i pm - anche essi unicamente tesi a fare dissimulare una realtà fatta di mancate lavorazioni dei rifiuti, falsa qualificazione degli stessi e illecito smaltimento nelle discariche con grave pregiudizio per l’ambiente e la salute pubblica".

Complicità di un militare Questa rete di presunte complicità sarebbe stata resa efficace anche grazie all’ufficio prestato da un militare distaccato presso la Protezione civile che, si sarebbe contraddistinto per avere ostacolato, l’attività di indagine dei carabinieri . I militari avrebbero anche accertato che, mediante un meccanismo fraudolento, una parte dei rifiuti è stata illecitamente smaltiti in Germania, in totale dispregio dei regolamento comunitari attraverso l’intermediazione e l’attività di trasporto della società Ecolog Spa poi divenuta Fs Cargo, il tutto con la compiacenza di funzionari del commissariato di governo e di una dipendente della Regione Campania addetta all’Ufficio ambientale di Caserta, che avrebbe rilasciato le autorizzazioni transfrontaliere senza eseguire alcuna minima istruttoria, anzi "facendo finta di niente". In una nota firmata dal procuratore Giovandomenico Lepore è spiegato che "l’effetto finale di tale contesto illecito, per la sua gravità e diffusione nel tempo e nello spazio, ha dato luogo a gravissimi risvolti sia ambientali che in danno della salute pubblica".