Rifiuti, Marta incenerisce solo i progetti

Inceneritore, termovalorizzatore, gassificatore, discarica, niente. Sta in questa vasta (troppo) scelta di ipotesi la soluzione al problema dei rifiuti a Genova secondo la giunta Vincenzi. Che, nella più pacifica continuità con la giunta Pericu (forse solo in questo caso) che l’ha preceduta, non ha ancora affrontato in maniera sistematica un tema che più passa il tempo più «puzza». È di inizio mese la notizia che l’assessore Carlo Senesi, responsabile del ciclo dei rifiuti, starebbe per nominare (entro giugno) una commissione di sette «saggi» (un po’ politici e un po’ tecnici) che entro sei mesi, quindi per la fine dell’anno, dovrebbero scegliere la soluzione migliore per Genova. Inceneritore compreso. Il condizionale è d’obbligo, visto che di proclami i genovesi sono stufi.
«Non mi pronuncio su quale impianto sarà - ha messo le mani avanti Senesi - lascio aperte tutte le possibilità. Sarà la commissione a scegliere la soluzione migliore».
Quindi dopo anni di discussioni, polemiche, proteste da parte dei cittadini, barricate da parte dei comitati, proposte della maggioranza e controproposte dell’opposizione siamo di nuovo al via. Sia chiaro: anche se i tempi saranno quelli annunciati (e su questo staremo a vedere) Genova sarà in ritardo. Troppo. Anche perché per costruire un qualsiasi tipo di impianto occorrono anni. In secondo luogo bisognerà scegliere un sito che vada bene alla popolazione, visto che la sindaco Vincenzi non ama fare scelte invise ai cittadini. Piuttosto (come ha fatto fino ad oggi) non sceglie. Terzo bisognerà superare le rivolte di chi teme l’impatto ambientale di impianti come i termovalorizzatori o i gassificatori e li ritiene pericolosi per la salute come predica Beppe Grillo.
E che il tema rifiuti sia spinoso per la giunta lo confermano anche le recenti bagarre in consiglio comunale che hanno visto dalla stessa parte, contro l’assessore, addirittura elementi di spicco della maggioranza che sostiene la Vincenzi insieme all’opposizione. Il capogruppo del Pd in consiglio Simone Farello ha recentemente ribadito nella sala rossa che il bando e la costruzione dell’impianto debbano avvenire subito e non a partire dal 2009 come previsto dall’assessore. Mentre Antonio Bruno, ambientalista eletto con Rifondazione stoppa e precisa che «non c’è solo il termovalorizzatore e nemmeno il gassificatore, ci sono anche la torcia al plasma e lo stabilizzatore biomeccanico». An e Forza Italia parlano di colpevoli ritardi. Insomma, chi più ne ha più ne metta. La previsione è che si facciano ancora tanti discorsi, che sarebbero anche giusti, per carità, in democrazia, tuttavia una soluzione al ciclo dei rifiuti i governi di sinistra che hanno ininterrottamente governato Genova da decenni avrebbero dovuto trovarla prima. Molto prima. E tra i parolai, certamente, la Vincenzi è in ottima compagnia. Intanto l’opposizione parla apertamente di «città in ostaggio dei Verdi e di Rifondazione», visto che a Genova non si va avanti nonostante località vicine abbiamo dimostrato la validità di soluzioni alternative alla discarica, come Nizza o Montecarlo dove esistono inceneritori che non risulta abbiano mai dato problemi, e che in altre città addirittura i termovalorizzatori distribuiscono energia alle abitazioni civili. Basterebbe, forse, essere certi che l’impianto sia moderno e non inquini, seguendo esempi già esistenti. Sarebbe sempre meglio che non fare nulla. L’alternativa è aspettare che Scarpino, prima o poi, diventi un boomerang ecologico.
(4- continua)