"Rifiuti, mille volontari da tutta l’Italia"

L'impegno di Berlusconi: "A luglio via l'immondizia dalle strade. La Protezione civile coordinerà gli aiuti". Poi assicura: "Le manifestazioni contro le discariche non saranno più ammesse. Sono ai limiti dell'anarchia"

Napoli - Il giallo dura due ore esatte. Il tempo che passa tra il comunicato di Palazzo Chigi che annuncia un decreto legge del governo sulle intercettazioni e la precisazione di Berlusconi che da Napoli parla di «errore materiale». «Come confermatomi dal sottosegretario Letta - spiega - al primo punto dell'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di venerdì c'è il disegno di legge in materia di intercettazioni telefoniche giudiziarie». Insomma, nessun decreto e dunque nessun blitz da parte dell'esecutivo. Ma un provvedimento che sarà discusso ed eventualmente modificato dal Parlamento.
Due ore - effettivamente troppe per una rettifica - nelle quali le polemiche si sprecano e si arriva a sfiorare lo scontro istituzionale. Insorge il Pd, è decisamente critica la Lega e il Quirinale affida alle agenzie di stampa una velina informale per ribadire che la posizione di Napolitano è quella del giorno precedente, quando da Venezia auspicava una «discussione in Parlamento». Tutto rientrato, o quasi, dopo la precisazione del premier. Nonostante Di Pietro sostenga che «il governo è stato preso con le mani nella marmellata» e Bonaiuti ribatta che l'ex pm «trasforma un errore in un delitto». E certo, è difficile pensare che dietro il giallo ci sia davvero un tentativo di accelerazione da parte del Cavaliere, soprattutto perché se così fosse si sarebbe quanto meno cautelato con gli alleati. Invece, sia Fini che Bossi cadono dalle nuvole. Come il Quirinale. Che tra le 15.40 e le 17.40 riceve le assicurazioni di Letta: nessun decreto legge, solo un refuso nel comunicato.

Disegno di legge, dunque. Del quale il premier annuncia i contenuti a grandi linee. Le intercettazioni, spiega, si potranno fare per indagini su reati che «prevedono pene edittali dai dieci anni in su». Quindi non solo per le inchieste su criminalità organizzata e terrorismo, come aveva ventilato Berlusconi qualche giorno fa a Santa Margherita Ligure. Il limite di dieci anni, infatti, ampia decisamente il ventaglio dei reati. Anche se sul punto c'è ancora da trovare l'intesa con la Lega che vorrebbe fossero ricompresi anche i reati contro la pubblica amministrazione. Anche di questo parleranno oggi Berlusconi, Bossi, Calderoli, Maroni e Zaia durante un pranzo a Palazzo Grazioli.

I limiti all'utilizzo delle intercettazioni, dunque, più che sulla fattispecie del reato saranno sulle modalità di impiego. Non potranno «essere prolungate indefinitivamente» ma, spiega il premier, «dovranno essere effettuate nell'ambito di un periodo di tre mesi». E ancora: non saranno autorizzate da un organo monocratico ma solo «da un collegio composto da tre magistrati».

Insomma, un deciso giro di vite. Perché, spiega Berlusconi, «sull'utilizzo delle intercettazioni c'è stata una degenerazione del sistema» e «una democrazia non è tale se non c'è il rispetto della privacy». Torna poi sull'eventualità del decreto legge e spazza via il campo da ogni dubbio: «Per fare un decreto non c'erano le condizioni di necessità e di urgenza».

Ma la terza visita del Cavaliere a Napoli in venti giorni è dedicata soprattutto all'emergenza rifiuti. «Una follia passeggera», auspica Berlusconi che apre la sua visita incontrando il cardinale Sepe. Con tanto di scambio di battute napoletano-milanese. «A Madonna va' accumpagne», lo saluta il porporato. Non si sottrae il premier che replica in meneghino. Poi, altri faccia a faccia. Con il presidente della Corte d'appello e il procuratore generale di Napoli, con gli imprenditori campani (a cui promette una task force per il turismo coordinata dalla Brambilla) e infine con i vertici dell'esercito che sono impegnati sul campo per risolvere l'emergenza. Il problema, assicura, «sarà risolto entro luglio» come promesso. Le manifestazioni contro l'apertura di nuove discariche, ripete, «non saranno più ammesse» perché «sono violenze ai limiti dell'anarchia». Al piano messo a punto dal governo, aggiunge, non c'è alternativa. E «nonostante la lentezza dei tempi burocratici» il premier è ottimista sia per quanto riguarda Chiaiano («sono in corso i rilievi tecnici») che per il termovalorizzatore di Acerra («sarà pronto entro la fine dell'anno»).

Poi, l'appello ai volontari di tutta Italia a salvare Napoli. «Con Bertolaso - dice - stiamo prevedendo un intervento straordinario da tutta Italia per dare il colpo finale alla spazzatura di Napoli». Un migliaio di volontari coordinati dalla Protezione civile che dovranno «dare una mano nella raccolta dei rifiuti per le strade» e «consegnare porta a porta contenitori per la raccolta differenziata» che è «una necessità assoluta». Una sorta di «angeli della spazzatura», come avvenne 42 anni fa per l'alluvione di Firenze.