Rifiuti: Napoli e Capri ormai senza turisti

Per il ponte di Pasqua prenotazioni ai minimi storici: clienti col contagocce negli hotel lussuosi del centro, in periferia 80% di presenze in meno dal 2007

Il vecchio detto «Vedi Napoli e poi muori» si è ormai trasformato in «Se vedi Napoli, muori...». Dalla puzza. Colpa della munnezza, ovviamente. Sarà per questo che, in occasione del ponte di Pasqua, le prenotazioni sono diminuite mediamente del 60%; con punte dell’80%, soprattutto negli hotel più periferici, zone extraurbane dove l’«effetto-De Gennaro» non è mai arrivato: montagne di spazzatura c’erano infatti tre mesi fa, e montagne di spazzatura ci sono ancora oggi. Ma perfino a Capri, per la prima volta dal ’45, la metà degli alberghi (quelli più chic) rimarrà chiusa a causa dell’«emergenza immondizia».

A Pasqua, quindi, nessuna «sorpresa»: i rifiuti on the road rimangono una certezza con cui ristoratori e albergatori campani dovranno convivere ancora a lungo. Qualcuno - fra i «cinque stelle» più blasonati di Napoli ha già dovuto battere in ritirata: il ristorante dell’Excelsior ha chiuso, idem il Caruso dell'hotel Vesuvio e stessa sorte toccherà al Continental la cui direttrice, Teresa Naldi, ha evocato - provocatoriamente - il colera. Insomma, Napoli ai tempi del colera. Non l’epidemia dell’agosto 1973, ma il contagio di oggi, marzo 2008. Una pestilenza ben più grave, perché contro questa non c’è medicina che tenga: i virus partenopei si chiamano infatti «amministrazione irresponsabile», «incapacità politica», «sperpero di denaro pubblico».

Mali che nel Comune, prima capitanato da Antonio Bassolino e ora da Rosa Russo Iervolino, trovano la loro più clamorosa rappresentazione plastica nelle tonnellate di rifiuti che continuano a infestare - in percentuali diverse - centro e periferie. Un «colera», appunto.
Colera - parola dura, sgradevole - che segna il momento più umiliante della storia di Napoli. Ma forse, proprio per questo, la signora Naldi ha deciso di pronunciarla con l’orgoglio ferito di chi ha sempre lottato per una città migliore. Purtroppo la «cartolina» di Napoli, che da mesi sta facendo il giro del mondo, non ha più nulla di bello.

«Abbiamo chiuso il Continental - conferma la signora Naldi -. Di fronte a un calo di richieste superiore al 50% rispetto allo scorso anno, ci siamo trovati di fronte alla necessità di contenere i costi». Teresa Naldi è anche presidente della sezione Turismo dell'Unione industriali di Napoli, il suo è quindi un osservatorio privilegiato: «L'immondizia per le strade ha un ruolo significativo nel calo così netto delle presenze turistiche. La crisi è molto diffusa e dobbiamo tener conto, per quello che riguarda il nostro territorio, che il 55-58% dei flussi che arrivano in Campania riguardano turisti italiani. E temo che la situazione peggiorerà ancora».

Le fa eco Alessandra Tropeano, direttore commerciale di Palazzo Alabardieri, raffinato resort nella centralissima corso Vittorio Emanuele: «Molti convegni sono stati annullati, il turismo d’affari ha subìto un contraccolpo e il settore leisure è al minimo». Iniziative per contrastare la debacle? «Alcuni hotel - spiega al Giornale la signora Tropeano - hanno puntato su un drastico taglio delle tariffe, ma questa non è secondo noi la strada migliore. Se infatti il problema non sarà risolto alla base, i turisti si terranno comunque alla larga da Napoli».

Al momento sono le aziende più piccole a trovarsi peggio: quindici bed&breakfast napoletani hanno già chiuso per mancanza di clienti: «Per Pasqua non ho ricevuto neppure una prenotazione - ci dice Serena Maresca, titolare dell’«Oasi» -, la nostra è un’attività a gestione familiare, non possiamo rischiare più di tanto. E questa storia della munnezza ci ha letteralmente distrutti...».
Nella fascia medio-alta non manca chi opta per soluzioni più originali. Come nel caso, ad esempio, dell’hotel Chiaja de charme che ha puntato una webcam sull'isola pedonale per mostrare a tutti che la strada è pulita. Ma i risultati non sono comunque entusiasmanti, anzi: «Su 33 camere libere a Pasqua, ne abbiamo occupate 8. Di questi tempi è già un successo...», scherza Pietro Fusella, il patron dell’albergo.

Allarga le braccia la direttrice dell’hotel Vesuvio: «A Pasqua e Pasquetta abbiamo sempre registrato il tutto esaurito, quest’anno invece su 160 camere, ne abbiamo prenotate appena 36». Stesso ritornello all'Excelsior di via Partenope: «Ventuno camere confermate su un totale di 123», una «miseria» per un cinque stelle lusso abbonato al sold out pasquale. «I clienti? Con il contagocce. Tanto che abbiamo già chiuso il ristorante per il pranzo e ora prevediamo di chiuderlo anche per la cena», dice il direttore Gerardo Fruncillo.
Intanto il nuovo assessore regionale al Turismo, Claudio Velardi, ha inaugurato un blog tragicomico dal titolo «Mission impossible». Qual è la «missione impossibile»?: «Restituire una giusta immagine a Napoli e alla Campania».
Sarà il caso di chiedere aiuto a Tom Cruise.