Rifiuti, Napoli a lezione da 60 esperti "munnezzologi"

Stanziati tre milioni di euro per pagare l’ennesima task force. Dalle regioni del Nord, dove la differenziata è praticata da decenni, arriverano 60 super-esperti, con competenze specifiche in materia. Ma il pattume inonda ancora le vie

Napoli - Potremmo cominciare a raccontare questa nuova storia di superesperti e di emorragie di denaro pubblico, con un detto superabusato ma che non sbaglia mai: «Il lupo perde il pelo ma non il vizio». Oppure con uno slogan: «Meno rifiuti, più esperti». Invece, ironia a parte e, come se nulla fosse accaduto nelle ultime settimane (scandali, processi, accuse di sperperi di soldi del contribuente, Campania invasa da oltre 200 mila tonnellate di munnezza), il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, ha messo a punto un protocollo di intesa con l’Anci (l’associazione dei comuni italiani) e con l’Upi (unione province italiane), per studiare il migliore piano possibile, per dare anche alla Campania la raccolta differenziata.

In sostanza, dai comuni delle regioni del nord, dove la differenziata è ormai praticata da decenni, dovrebbero arrivare sessanta esperti, con competenze specifiche in materia. Questi magnifici 60 dovranno mettere la loro esperienza a disposizione dei comuni della Campania, che hanno a loro volta, due mesi di tempo per presentare i rispettivi piani per la raccolta differenziata. Trascorsi i due mesi, le amministrazioni locali che non avranno risolto il problema, si ritroveranno con un commissario ad acta. Sensibile al problema della munnezza campana, Pecoraro Scanio, prodigo come sempre, ha messo mano alla tasca (dei contribuenti) ed ha messo a disposizione della task force tre milioni di euro. Altri tre milioni di euro, per pagare esperti, che dovranno discettare sulla strada migliore da percorrere, per dotare Napoli della raccolta differenziata. Ma, questo, non è solo un obiettivo verde ma anche rosso: da Palazzo Santa Lucia, dove risiede il governatore imputato, Antonio Bassolino, in questa nobile gara con il ministero dell’Ambiente, di trasformare Napoli e la Campania, da pattumiera in giardino, si sono dati subito da fare.
Il nome più altisonante nel campo raccolta differenziata, il viennese Paul Brunner, è stato «ingaggiato», come si fa per la campagna acquisti dei calciatori nel mercatino di riparazione di gennaio. Ignota la cifra dell’acquisto straniero.

La notizia di questa nuova ondata di arrivi di superesperti è stata rivelata nella edizione di ieri dal Corriere del Mezzogiorno.

Ma, i tre milioni di Pecoraro Scanio, non serviranno solo a pagare la task force organizzata dall’Anci e dall’Upi, ma, anche ad attivare un programma di comunicazione attraverso giornali e televisioni e, naturalmente, l’immancabile numero verde. Questo sogno irrealizzabile, che sembra la raccolta differenziata, in Campania produce cifre al di sotto di una città di duecentomila abitanti. Su 2 milioni e 800 mila tonnellate che la regione governata da Bassolino, produce ogni anno, solo il dieci per cento viene trattato con la differenziata. Quegli altri due milioni e mezzo di munnezza, finiscono nelle discariche, facendo restare la Campania indietro di vent’anni.