Rifiuti, il Nord dice no a Prodi De Gennaro trova la guerriglia

Il premier tenta la carta &quot;solidarietà&quot; ma senza fare i conti con la realtà. <strong><a href="/a.pic1?ID=232844">I governatori frenano</a></strong>. Si infuriano <strong><a href="/a.pic1?ID=232843">anche le giunte rosse</a></strong>. Intanto <strong><a href="/a.pic1?ID=232856">il super commissario trova la guerriglia</a></strong>: distrutti due mezzi dei vigili del fuoco

Roma - Più attenti alle strategie comunicative che alle soluzioni - come spesso accade in questi giorni, purtroppo - ieri a Palazzo Chigi si erano proposti come obiettivo prioritario, una fantastica operazione-immagine. Ovvero fare in modo che il messaggio di un «intervento solidale» di tutte le regioni per dividersi le tonnellate dei rifiuti, prevalesse su tutti i dubbi, i paradossi, gli interrogativi aperti da un piano ancora molto lacunoso. E soprattutto per mascherare l’unica vera scelta già presa: dividere la montagna di rifiuti campani in quote per regione da spedire e smaltire in giro per l’Italia. Una soluzione che non può funzionare, come si scopre con una brevissima ricognizione tra gli stessi protagonisti del vertice.
Ma per tenere insieme capre e cavoli, mettendo in ombra questo piano, e ottenere l’effetto-immagine sperato c’era un solo modo: non decidere ancora nulla. E così la riunione di Romano Prodi con i governatori e i loro delegati si è aperta con una relazione drammatica e drammatizzante, e una premessa: non parlare di numeri, di cifre, di capacità di accoglienza. «Siamo di fronte a una emergenza nazionale - ha detto Prodi - i tg di tutto il mondo aprono i loro notiziari con i servizi sui rifiuti a Napoli, il danno di immagine è per tutti». Insomma, Prodi voleva una dichiarazione di principio per le agenzie (e l’ha avuta). Le prime rogne, i necessari conti con la realtà e i conseguenti e poco solidali (ma altrettanto inevitabili) «No» arriveranno domani, quando con De Gennaro gli esperti dovranno mettere nero su bianco le quote di tonnellaggio che ogni regione dovrà smaltire.
Eppure, malgrado questo tentativo cosmetico, un clamoroso «si», ed alcuni pesantissimi «no» sono già arrivati. L’assenso a sorpresa (lo avevamo annunciato ieri) è quello di Renato Soru, presidente della Sardegna che nella riunione ha stupito tutti i colleghi con una frase priva di perifrasi: «Fate partire la nave stasera stessa». Detto fatto. Ma per le 1.500 tonnellate che prendono la via dell’isola, ci sono quattro altre regioni che hanno già anticipato il loro no. La Basilicata, per bocca del suo presidente Vito De Filippo: «Noi saremmo portati alla solidarietà - spiegava lui, eletto nel centrosinistra - ma abbiamo fatto un’analisi dettagliata, e non possiamo permetterci di aggiungere al nostro ciclo nemmeno un chilo. Alla Campania non risolve nulla, a noi farebbe saltare tutto per aria!».
Identici «no» arrivano dal Friuli, dalla Liguria, e dalla Lombardia, rappresentata a Roma dall’assessore alle risorse Romano Colozzi: «Noi la ricognizione che gli altri devono compiere l’abbiamo già fatta. I nostri inceneritori di ultima generazione - spiegava Colozzi - di tecnologia avanzata e poco inquinante, non possono processare rifiuti non differenziati che contengono parti umide». Un «no tecnico», che probabilmente si ripeterà, per motivi analoghi anche in Veneto.
Ci sono poi due regioni rosse, Marche e Umbria, che hanno problemi di tipo diverso. Ieri sui giornali locali umbri la presidente Rita Lorenzetti spiegava: «Non possiamo accogliere rifiuti». In Umbria in effetti ci sono seri rischi di collasso, accentuati dalle recente chiusura del termovalorizzatore di Terni. E poi ci sono i paradossi ricordati ieri a porte chiuse dalla battagliera diessina: «Abbiamo procedimenti aperti per danni all’erario per esserci accollati i rifiuti dell’ultima emergenza!». Dagli amministratori marchigiani è arrivata una domanda ancora più imbarazzante per Antonio Bassolino: «Noi non siamo stati ancora pagati per i quantitativi che ci siamo accollati nelle scorsa emergenza!». E a pagare, sia allora, sia oggi, dovrebbe essere la regione Campania. Il grande accusato, ovviamente è Antonio Bassolino. La sua strategia di immagine, in queste ore, consiste nell’entrare a Palazzo Chigi in orari antelucani o da ingressi secondari per non essere «spolpato» dai giornalisti. E ieri, in assenza di conferenze stampa, è toccato all’emiliano Vasco Errani - presidente delle regioni - improvvisare una sorta di «informativa volante» davanti alla Colonna Antonina. Al suo fianco c’era Michele Iorio, governatore del Molise (di centrodestra). Uno che spiega: «Noi siamo disposti alla solidarietà, nei termini in cui è possibile, ma a condizioni precise. Ad esempio - aggiunge - solo dopo aver ottenuto la chiusura di una discarica (Collalto) che è in territorio campano, ma a pochi metri dal confine col Molise, in un contesto che la trasforma in una bomba ambientale!».
La verità che rende dirompente l’emergenza, in realtà è semplice: le regioni ricche avrebbero capacità di smaltimento, hanno impianti troppo sofisticati per bruciare gli indistinti i rifiuti campani. E le regioni povere che possono trattarli, rischiano il collasso dei loro già precari sistemi. La Puglia, per esempio, ha solo 4 discariche che possono accogliere rifiuti, ma solo per tonnellaggi bassissimi. Spiega il vicepresidente Sandro Frisullo: «L’unica possibilità? Sono i privati». Insomma: se non si sta attenti, la soluzione della questione campana non sarà la fine del problema, ma l’innesco di una bomba che fa saltare i cicli di smaltimento di mezza penisola.
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