Rifiuti, ok a 7 discariche Carcere per chi le blocca

I siti individuati ma tenuti segreti: sono "aree strategiche" che
verranno protette dall’esercito. Bertolaso sottosegretario
all’emergenza rifiuti

Napoli - Dal salone di Ercole, con le sue bellissime porte di oro zecchino, arriva la cura-choc contro l’emergenza rifiuti. Dalla sala che fu la residenza dei viceré spagnoli, con alle spalle l’arazzo che raffigura la «maestà regia», Silvio Berlusconi illustra i 17 articoli del decreto draconiano con cui risolvere una volta per tutte il caos immondizia.

«Questa sala – spiega Giulio Tremonti – dimostra che Napoli è una grande capitale europea, e che tale deve tornare». E Berlusconi ripete più volte che stavolta ci saranno «tempi certi e soluzioni definitive», che lui verrà una volta a settimana all’ombra del Vesuvio, fino a che non sarà «certo» che le cose vadano a buon fine. Infine il presidente del Consiglio snocciola il calendario che immagina per arrivare all’uscita dal tunnel. Ci vorranno 30 mesi – «purtroppo di meno non è possibile» - per tornare alla normalità completa. Otto per completare l’inceneritore di Acerra. Ma i benefici della nuova cura si vedranno da subito. Grazie alle nuove discariche scelte per attraversare il periodo di transizione. Questi siti - spiega il premier – «diventeranno a tutti gli effetti zone militari, difese dall’esercito con pene fino a cinque anni per chi tenta di violarle». Verranno costruiti, oltre a quello di Acerra, altri tre inceneritori: uno a Salerno, uno a Santa Maria la Fossa, e l’ultimo a Napoli. Guido Bertolaso, che ieri era al fianco del premier, diventa sottosegretario plenipotenziario per l’emergenza: avrà anche il potere di commissariare le amministrazioni che ostacolano la risoluzione della crisi.

Insomma, un vero e proprio «scenario di guerra». L’unico possibile, per il Cavaliere, dopo tanti fallimenti. Per farsi un’idea, basta sapere che le località dei siti provvisori non verranno rivelate fino alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. A Conchita Sannino di La Repubblica, che chiede «dove» siano stati ubicati, Berlusconi spiega che non può rispondere: «Sono tenuto alla riservatezza». E quando la giornalista chiede come mai, replica con un sorriso: «Perché dobbiamo arrivare prima». Prima dei rivoltosi, prima della protesta. Prima che si organizzino veti e barricate. Ma «tutti i siti sono già stati individuati». Certo, le tappe sono già state fissate, e, come ripete il premier «le seguiremo passo-passo».

Intanto tutta la responsabilità passa alla Protezione civile. Entro trenta giorni, per esempio, «Bertolaso potrà nominare uno o più capi missione in sostituzione dei vecchi commissari delegati». In una prima fase, spiega ancora il premier, «non seguiremo un criterio di ripartizione geografica», ma quando il piano andrà a regime, «in ogni provincia ci sarà un impianto». Non può sfuggire nemmeno l’ultimatum «dissuasivo» alle amministrazioni, a partire dalla giunta Iervolino: «Il Comune – aggiunge Berlusconi - avrà trenta giorni per indicare il luogo dove ubicare l’inceneritore. Altrimenti procederà Bertolaso in modo autonomo». Per i comuni che ospiteranno gli impianti, invece, «sono previste compensazioni ambientali e opere pubbliche». Il Cavaliere crede che sia necessaria una vera e propria opera di sensibilizzazione dei cittadini: «Mi sono documentato. Nelle città del Nord, per esempio a Brescia, Venezia e a Padova, l’impatto ambientale dei termovalorizzatori è inferiore a quello di 15 macchine con un motore Euro2». Ovvero: è più dannoso un ingorgo che un inceneritore, molto più tossico un copertone che brucia di una canna fumaria. In Campania arriveranno sette impianti per il compostaggio, incentivi per i Comuni virtuosi che praticano la raccolta differenziata, incrementi di tassazione per quelli che non raggiungono l’obiettivo del 35% entro il 2009, e 50% nel 2010.

Anche la scelta di equiparare i siti di trattamento dei rifiuti a quelli di interesse per la sicurezza nazionale avrà ripercussioni sensibili sul piano penale: Berlusconi ricorda che chi si introdurrà abusivamente in queste aree o si opporrà alla loro realizzazione verrà giudicato in base all’articolo 682 e 340 del codice penale. Il che comporta la reclusione da 1 a 3 anni nel primo caso e da 1 a 5 nel secondo. Non si tratta solo di scelte «tecniche», spiega il presidente del Consiglio, ma dell’applicazione di una vera e propria filosofia che ispirerà tutte le scelte del governo: «Lo Stato torna ad essere lo Stato. Non saranno più accettate le azioni di disturbo di minoranze organizzate. La legalità deve tornare su tutto il territorio». Fra non più di 24 ore, quando si conosceranno le nuove sedi delle discariche, l’Italia scoprirà se le nuove norme riusciranno a scoraggiare l’antica e fino ad oggi irriducibile vocazione alla protesta.