Rifiuti, il pm: sistema per superstipendi

Ribadita la
richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 28 imputati. Tra questi anche Bassolino. E Bruxelles apre
un’altra procedura di infrazione contro l’Italia

Napoli - "Emergenza rifiuti? Solo un sistema per elargire superstipendi". Nel giorno in cui la Commissione europea apre un’altra procedura di infrazione contro l’Italia per le discariche abusive, i pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo hanno ribadito la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 28 imputati. Tra questi anche il governatore della Campania Antonio Bassolino coinvolto nella sua qualità di ex commissario straordinario per l’emergenza rifiuti.

Da Bruxelles un'altra procedura contro l'Italia La Commissione europea ha aperto un’altra procedura di infrazione contro l’Italia per la situazione dei rifiuti e, in particolare, per le discariche abusive sparse in tutto il terrotorio. Il 31 dicembre, ha riferito una portavoce del commissario Ue all’Ambiente Stavros Dimas, l’esecutivo comunitario ha inviato alle autorità italiane una "lettera di messa in mora", formalmente il primo atto della procedura di infrazione. Il "parere motivato" inviato lo scorso 31 gennaio rappresentava invece la seconda tappa della procedura aperta il 27 giugno per la situazione dei rifiuti in Campania. All’Italia è stato concesso un tempo di due mesi per rispondere alle osservazioni delle Commissione, prima di ricevere un altro "parere motivato" per prelude al deferimento alla Corte di giustizia europea. Questa seconda procedura è stata aperta dalla Commissione europea per il mancato rispetto da parte dell’Italia di una sentenza della Corte di giustizia europea del 26 aprile 2007. "L’esistenza di una situazione simile per un prolungato periodo di tempo comporta necessariamente un significativo deterioramento dell’ambiente", avevano scritto i giudici di Lussemburgo nella sentenza, ordinando alle autorità italiane di "chiudere il più rapidamente possibile i siti che non hanno ricevuto un permesso per continuare ad operare". Al 31 dicembre del 2007 però le azioni intraprese dal governo italiano da allora non sono state ritenute soddisfacenti e la Commissione ha deciso di inviare la lettera di messa in mora per contestare all’Italia l’inadempienza alla sentenza.

Un sistema per elargire super stipendi Per chi lavorava nel commissariato "più durava l’emergenza più guadagnava". E si tratta di "guadagni inimmaginabili" rispetto ad altri settori della pubblica amministrazione. Intervenendo nell’aula bunker di Poggioreale nel corso dell’udienza preliminare davanti al gip Marcello Piscopo, i pm titolari dell’inchiesta sulle presunte irregolarità nel ciclo di smaltimento di rifiuti in Campania hanno ribadito la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 28 imputati. Il loro è stato un duro atto di accusa contro la gestione commissariale che avrebbe avuto interesse nel mantenimento della situazione di emergenza ("chi stava dentro più guadagnava"). I magistrati hanno citato, come esempio, i casi di compensi annui di un milione e 50mila euro annui per il subcommissario Vanoli e cifre tra 800-900mila euro per i subcommissari Paolucci e Facchi.

Le intercettazioni telefoniche E' stata letta in aula un'intercettazione telefonica in cui il commissario straordinario Corrado Catenacci si lamenta con l’interlocutore sottolineando che il proprio compenso è di appena cinquemila euro mensili mentre Giuseppe Sorace e Claudio De Blasio, tecnici del commissariato, prendevano un miliardo di lire annue "per starsene in ufficio". I magistrati hanno affrontato il tema dei vantaggi che avrebbero avuto amministratori e titolari delle aziende, in primo luogo l’Impregilo, le quali non avrebbero rispettato i termini del contratto producendo, tra l’altro, negli impianti Cdr un materiale inutilizzabile come combustibile nel costruendo inceneritore di Acerra. I componenti del commissariato "si sarebbero appuntati al petto la medaglia" sostenendo di aver risolto il problema rifiuti, l’Impregilo avrebbe realizzato l’inceneritore mentre i cittadini "non avrebbero mai saputo che ad Acerra si bruciava ciò che non si doveva bruciare".