Rifiuti, la protesta-choc. Manichini impiccati per Iervolino e Bassolino

Esplode la rabbia dei napoletani:
ventuno bambole di pezza appese
lungo corso Umberto. Sindaco
e governatore si scambiano
le accuse. Lui: &quot;Non me ne vado&quot;<br />

da Napoli

La conseguenza più clamorosa dell’emergenza rifiuti è quella sugli equilibri interni al Partito democratico a Napoli e in Campania. Perché, prima ancora che il primo camion varchi i cancelli della discarica di Pianura, è sotto gli occhi di tutti come la vera vittima della decisione presa dal Commissario straordinario - cioè dal prefetto Alessandro Pansa e dal suo successore Umberto Cimmino - di riaprire la discarica sia lei: Rosa Russo Iervolino, sindaco di Napoli. Che a scaraventare l’immondizia nel fosso di Pianura si è opposta fin dall’inizio, esponendosi in prima persona a fianco degli abitanti dei quartieri a ridosso dell’impianto. Sulla Iervolino e sul suo «no» alla discarica il prefetto Pansa è passato senza troppi complimenti, forte dell’appoggio incondizionato di Antonio Bassolino, governatore della Campania. Fu Bassolino, al momento di lasciare la carica di sindaco per andare a fare il presidente di Regione, a designare la Iervolino come propria erede.Ed è lo stesso Bassolino oggi a segnare la sconfitta quasi umiliante della prima donna sindaco di Napoli, che deve prendere atto di essere stata totalmente scavalcata dall’accoppiata Pansa- Bassolino in una delle crisi più gravi attraversate dalla città sotto la sua gestione.

Così, particolarmente indigesto deve essere stato per Rosa ritrovarsi ieri impiccata in effigie insieme a Bassolino nei manichini appesi da un esponente di An (subito sconfessato dal partito) lungo tutto corso Umberto. Ben ventuno, dietro lo slogan «Addio a ’sto munno ’e munnezza». E d’altronde che il momento per il sindaco sia difficile lo testimoniano i toni e i contenuti dell’intervista in cui sulla Stampa di ieri la Iervolino minaccia addirittura di querelare Pansa, reo di avere affermato in una conferenza stampa che qualcuno soffia sul fuoco della rivolta. Il sindaco si sente chiamata in causa, e deve intervenire addirittura Palazzo Chigi per garantire che il prefetto non intendeva in alcun modo attaccare lei. Ma l’incidente è tutt’altro che chiuso. E ieri, in un’altra conferenza stampa, Bassolino si guarda bene dal ricucire. Ma Bassolino non ce l’ha solo con la Iervolino. A preoccupare il governatore è anche l’atteggiamento del governo, che secondo lui non si espone abbastanza nell’«assunzione di corresponsabilità » per risolvere l’emergenza. Sebbene ieri si sia scomodato anche Giorgio Napolitano, in vacanza a Capri, per spronare il governo a fare la sua parte, e anche se Romano Prodi abbia fatto diramare un comunicato per garantire «grande e ferma unità delle istituzioni a sostegno delle azioni, ineludibili e necessarie, intraprese sul fronte dei rifiuti », Bassolino non si sente ancora tranquillo. «Ho fatto il commissario per i rifiuti solo per tre anni e mezzo, ormai sono passati quattro anni, e sembra ancora che il commissario sia io. Di commissari ce ne sono stati prima di me e dopo di me... E voglio ricordare che il commissario è un funzionario del governo, non della Regione Campania». Il governo, dice insomma Bassolino, non si sogni nemmenodi lasciarmi con il cerino in mano.

Una preoccupazione tanto viva si spiega probabilmente in un solo modo: Bassolino è ormai rassegnato all’idea che per riaprire davvero la discarica di Pianura e arginare in questo modo l’emergenza per un anno, si dovrà prima o poi ricorrere all’uso della forza. E se dovessero iniziare a volare le manganellate, se insomma il caos rifiuti diventasse un caso esplosivo di ordine pubblico, Antonio Bassolino non vuole essere indicato come l’unico responsabile della situazione. Ieri, intanto, An e Udc tornano a chiedere le sue dimissioni, mainvano: «Se andandomene aiutassi a risolvere il problema lo farei oggi stesso. Ma siccome non è così...».