«Rifiuti radioattivi nel ripostiglio»

Lo smaltimento dei rifiuti ospedalieri dovrebbe costituire un impegno prioritario per ogni azienda sanitaria. E soprattutto non dovrebbe essere un atto eccezionale da dover essere sollecitato da chicchessia. Già dovrebbe, ma non sempre è così. Anche quando quei rifiuti individuati come radioattivi vengono stipati in un locale di un ambulatorio medico e apparentemente dimenticati lì da anni.
Infatti nel corso di un sopralluogo, effettuato da alcuni rappresentanti del sindacato autonomo Fials-Confsal, a fine luglio sono stati rinvenuti nell’ambulatorio territoriale di Lungotevere della Vittoria, di pertinenza dell’ Asl Roma E, una dozzina di fusti metallici contenenti scarti di materiale radioattivo e materiale elettromagnetico in deperimento.
I fusti, come è naturale che sia in un presidio sanitario, raccolgono materiale esaurito già utilizzato dalle apparecchiature diagnostiche per gli esami radiografici ed ecografici e che risale però ad anni e anni prima. A ridosso di una serie i fusti, ciascuno dei quali del peso minimo di 60 chilogrammi, è stato rinvenuto un certificato di deposito che riporta addirittura la data del 1998. Vale a dire che è quello l’anno in cui il materiale è stato impacchettato. E perbacco, che materiale: è stato catalogato nella scheda di accompagnamento dei materiali radioattivi come appartenente al «primo gruppo di radiotossicità». Ed è chiaro che un argomento del genere, nel suo complesso, possa destare una piccola dose di incredulità ma perseguirla sarebbe un mero errore in quanto il sindacato autonomo ha documentato tutto con una serie di immagini fotografiche che ha inviato al direttore generale dell’azienda sanitaria locale, Pietro Grasso.
Eppure, malgrado il manager sia stato abbondantemente messo a conoscenza con una lettera scrupolosamente dettagliata di rimuovere il materiale radioattivo, quello è ancora là. Al quarto piano dell’ambulatorio di prossimità del rione Prati dove staziona, a pochi passi dalle stanze di visita dei pazienti e in una saletta peraltro accessibile facilmente dal personale sanitario, una sorta di deposito di materiale elettromagnetico e radio-elettromagnetico. Un fatto ritenuto di estrema gravità dal sindacato proprio perché «una così scarsa attenzione alla salute dei cittadini e degli stessi operatori, in un’azienda sanitaria, dev’essere meno che mai tollerata - taglia corto il segretario regionale Gianni Romano - soprattutto dopo che è stato segnalato al direttore generale chiedendo anche che vengano fatte le opportune rilevazioni di rischio elettromagnetico, fornendo inoltre le dovute assicurazioni sul puntuale assolvimento e rimozione dei containers».
Fino a oggi però tutto tace tant’è che la Fials non disdegna un prossimo ricorso all’autorità giudiziaria competente.