Rifiuti, ricatto ecologista alle imprese In manette leader di Legambiente

Consigliere nazionale chiedeva denaro e favori da un’azienda già sotto inchiesta

Stefano Filippi

nostro inviato a Bergamo

Regalino di benvenuto per Alfonso Pecoraro Scanio, neo ministro dell’Ambiente: un bell’arresto. Quello di un consigliere nazionale di Legambiente che di giorno denunciava le ditte inquinatrici di Bergamo, e la sera passava dalle medesime a incassare mazzette. A fare scattare le manette sono stati i carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico), i militari che dipendono dal dicastero: Maurizio Trupiano aveva in mano i 10mila euro appena riscossi da un’impresa di compostaggio che gli aveva dato in uso anche un’Alfa 164. E si indaga anche sui rapporti con altre aziende perché si sospettano ulteriori tangenti. No comment del ministro, grande imbarazzo dell’associazione ecologista (fondatore e presidente onorario è il deputato della Margherita Ermete Realacci), che ha sospeso l’arrestato da tutte le cariche e soltanto oggi terrà una conferenza stampa a Bergamo.
Trupiano non è un ragazzino di strada che impara a fare il boss. È un ex parà di 42 anni che fu nella scorta del giudice Giovanni Falcone e che sembrava aver fatto della lotta alle eco-mafie una ragione di vita, diventando consigliere nazionale e regionale di Legambiente, membro del coordinamento provinciale di Bergamo, fondatore e anima del circolo ecologista di Cavernago intitolato a Falcone e Borsellino che va a caccia di scempi ambientali in una trentina di comuni tra le province di Bergamo e Brescia. «La scelta del nome - spiegava - ricade su due magistrati simbolo della lotta contro le mafie, che rispecchiano esattamente le nostre lotte territoriali contro i cartelli dei capitani d’industria, appoggiati da amministratori compiacenti e senza scrupoli protesi nel dissacrare il territorio a favore del profitto incondizionato».
In cinque anni Trupiano ha denunciato un centinaio di casi: smaltimenti sospetti, discariche abusive, traffici di fanghi e liquami, scorie tossiche usate come concime, parchi naturalistici abbandonati, depuratori fantasma, atrazina nell’acqua, Pcb (isolanti e lubrificanti pericolosissimi) nell’alimentazione degli allevamenti, cave fuori controllo. Ha combattuto la nuova autostrada Brescia-Milano e la ferrovia ad alta velocità Milano-Venezia. Parole durissime aveva scritto l’anno scorso contro il rinvio a giudizio del generale Mori e del capitano «Ultimo», un ufficiale «che dopo aver abbandonato di sua iniziativa la caccia a Provenzano per mancanza di uomini e mezzi svolge indagini delicatissime nel campo della eco-mafia».
Su questa fiumana di fogna calava puntuale la sua mannaia: ogni sospetto una denuncia, ogni denuncia un fascicolo in procura, ogni fascicolo un titolo di giornale, ogni titolo nuovi ammiratori e nuovi nemici. Le malignità giravano da tempo: per Trupiano infatti la lotta ecologista era diventata una professione a tempo pieno. «Come si guadagna da vivere? È sempre stato un mistero anche per noi», si lascia sfuggire Paolo Locatelli, pure lui membro del coordinamento provinciale della Legambiente orobica e consigliere regionale. «Può permettersi di non lavorare, credo che la famiglia abbia un’azienda agricola molto grossa che lo mantiene», dice Fausto Amorino, assessore verde a Bergamo ed ex presidente provinciale di Legambiente.
Ora forse si affaccia una risposta diversa. L’altra sera Trupiano è stato preso sul fatto, con 10mila euro probabile frutto di un ricatto appena avuti dal titolare della Gtm di Ghisalba, azienda finita da tempo in un’inchiesta del Noe sul traffico illecito di rifiuti. L’indagine, scattata a fine 2004 e battezzata «Bonnie & Clyde», è culminata in due blitz nel marzo e nell’ottobre 2005: un centinaio di carabinieri, una trentina di perquisizioni in tutto il Nord Italia, 850 tonnellate di rifiuti speciali sequestrate in 32 siti (tra cui sette impianti), una quarantina di denunce, quattro persone arrestate e una quinta, un ispettore della Provincia di Bergamo, sottoposta all’obbligo di dimora con l’accusa di corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio.
La Gtm è stata prima sigillata e poi dissequestrata. «Noi non ce la prendiamo con la Gtm - scrisse Trupiano a suo tempo - siamo maledettamente arrabbiati con tutti gli organi istituzionali che per legge devono effettuare i controlli». Erano state le sue denunce a indirizzare gli inquirenti. I quali però avrebbero accertato che i contatti con la Gtm erano vecchi. L’ambientalista parlava di rischi e fastidi, faceva pesare i legami con i giornali e le istituzioni, e lasciava capire come aggiustare le cose. L’altra sera l’arresto in flagrante eseguito dai carabinieri del Noe. Gli stessi che Trupiano aveva premiato di persona alla terza festa regionale di Legambiente. Quella organizzata dal suo circolo.