Rifiuti, uno slalom

A Napoli si gioca sporco nella monnezza. Ci sono coincidenze e incastri che spuntano tra i cassonetti rovesciati, i roghi, le barricate e le molotov. Giocano tutti e adesso vuole giocare anche la magistratura. Ci sono indagini che cadono nei giorni giusti, che si sovrappongono ai tentativi di apertura delle discariche. È un inseguimento: uno muove una pedina per cercare di risolvere la situazione e subito arriva la contromossa. L’ultimo giro è della procura di Napoli: quelle seicento e passa pagine raccolte e scritte dai pm per raccontare il malaffare del commissariato per l’emergenza rifiuti. Parlano di cattiva gestione, di ecoballe fatte male, di improvvisazioni, di discariche imperfette. Portano a 25 arresti, portano a indagare il prefetto Pansa, portano altro caos su un caos già enorme. È il polverone, un altro. Dura una giornata. E poi? Poi restano le domande. Perché? E perché adesso? Quei faldoni si riferiscono al 2007 ed erano pronti già a gennaio scorso, ma gli arresti sono stati chiesti martedì, cioè pochi giorni dopo l’arrivo del governo a Napoli per il Consiglio dei ministri e all’indomani dell’armistizio firmato da Guido Bertolaso per la discarica di Chiaiano. La magistratura entra in scena: dice di esserci, tira fuori intercettazioni, mostra i nomi, le presunte irregolarità. Truffa ai danni dello Stato e traffici illeciti sono le accuse: nel buco nero della monnezza sembrano solo piccole formalità. Tutti dicono da mesi, da anni, da decenni che dietro l’emergenza c’è un mondo marcio fatto di infiltrazioni camorristiche e di affari giganteschi. Invece finisce che sembra ruotare tutto sull’involucro delle ecoballe da portare in Germania.
Forse è tutta colpa del parroco di Forcella, don Luigi Merola che dieci giorni fa se ne uscì con una serie di domande: «I magistrati perché non si svegliano? Che cosa hanno fatto in 14 anni? Perché non ci dicono che cosa vogliono fare? È mai possibile che in questa città se camminiamo rischiamo di romperci un femore per lo stato delle strade oppure di ammalarci per i cumuli di rifiuti?». I magistrati hanno risposto. Peccato che dopo la loro risposta il problema resti: la spazzatura è lì, anzi aumenta, cresce, si gonfia. Cinquantamila tonnellate diventano presto 55mila e domani saranno 60mila. È un altro paradosso di questa straziante situazione: le indagini sfiorano il problema e non lo centrano mai, le inchieste complicano, invece di risolvere. E quando sembra che qualcuno stia per sistemare la faccenda, una carta bollata smonta tutto. Perché gli incastri e le coincidenze raccontano altre situazioni strane. Sabbia negli ingranaggi. Tipo quella gettata a Eboli, in provincia di Salerno: il 26 aprile scorso erano in corso i lavori per attrezzare un terreno che ospitasse 30mila tonnellate di rifiuti. Perfetto. Anzi no: cantiere sequestrato perché nell’ordinanza dell’ex commissario De Gennaro c’era un vizio di forma. Un cavillo. Una clamorosa inezia, una banalità che ha fermato tutto per tre settimane. In attesa di sbloccare la situazione, De Gennaro ha deciso di spostare tutte le energie a Ferrandelle. Perfetto. Anzi no, anche qui. Dopo tre giorni, altro stop: i magistrati hanno fermato i lavori perché hanno in mano una relazione dei carabinieri che parla di infiltrazioni di sostanze tossiche nel terreno. Una relazione vecchia: tra i risultati delle indagini dell’Arma e l’apertura del cantiere c’erano già stati i lavori per bonificare tutto. Stessa cosa a Caserta: un’altra Procura, Santa Maria Capua Vetere, ha sequestrato la discarica di Lo Uttaro per carenze nel piano di sicurezza. L’ha sequestrata nel pieno dell’emergenza, nonostante in quei giorni fossero già cominciati i lavori per mettere tutto in ordine.
Eccolo il gioco sporco. Ecco l’inseguimento, la corsa a ostacoli. Allora altre domande, altre considerazioni. Una, soprattutto: da che parte stanno i magistrati? Poi un’altra: meglio il buonsenso e anche qualche piccola deroga alle regole o le montagne di rifiuti, i roghi, la diossina, la gente disperata? Le toghe preferiscono una fetta di notorietà al bene collettivo? Con la spazzatura per le strade la priorità è toglierla. Servono regole, criteri, attenzioni, serve sapere dove può essere messa e dove invece può far male alla gente. E invece domina altro: il dettaglio che diventa ideologia, la vigilanza che diventa protagonismo. Io ci sono e ve lo faccio vedere. Come ad Avellino, dove la procura il 30 aprile ha sequestrato il sito di stoccaggio di Pianodardine, altro terreno pronto a ospitare 30mila ecoballe. L’hanno sigillato perché i rifiuti che stavano per arrivare non erano esattamente quelli previsti all’inizio e poi perché mancavano le misure preventive antincendio. Cioè non c’era un’autobotte.