Rifiuti, la soluzione del governo: Napoli può (ancora) attendere

Il premier Prodi aveva promessodetto: «Risolveremo in 24 ore».
Otto giorni dopo non è stata aperta alcuna discarica. Intanto dalla Sicilia a Torino sale la protesta anti-pattume<br />

Napoli - Ma non doveva arrivare, come un incantesimo, una soluzione «radicale» del problema dei rifiuti? In «ventiquattro ore»? Erano state queste le parole di un precipitoso comunicato di Palazzo Chigi del 7 gennaio sull’emergenza immondizia in Campania. «Le discarica di Pianura e le altre discariche che dovranno essere aperte nella provincia di Napoli e nella regione saranno aperte a giorni », aveva confermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, in collegamento con Porta a porta quella stessa sera. Ma sono passati otto giorni, più di una settimana, e nessuna delle discariche provinciali della Campania (Serre, Sant’Arcangelo Trimonte, Savignano Irpino e Terzigno) è stata riaperta. Le tonnellate di spazzatura nelle strade sono diventate ieri 7mila. Era attesa per ieri la decisione sul destino di Pianura, il sito del napoletano dove all’inizio dell’anno è andata in scena la manifestazione più dura della popolazione, contraria alla riapertura. I manifestanti sono rimasti in attesa a Contrada Pisani, mentre anche ieri molte scuole sono rimaste chiuse. Il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, in mattinata aveva anzi annunciato dalla seduta del consiglio comunale: il Commissario De Gennaro deciderà oggi su Pianura.

Mala riunione tecnica, «organizzativa » a palazzo Chigi tra l’ex capo della polizia, Prodi e il numero uno della protezione civile Guido Bertolaso si è conclusa con il silenzio. Nessuna decisione, nessun annuncio di decisione. La riunione, durata due ore, si è comunque chiusa «in un’atmosfera distesa», fanno sapere fonti vicine al neo commissario. Ma gli annunci concitati di una settimana fa non hanno ancora trovato una risposta nella realtà e la frettolosa ordinanza di conferimento di poteri straordinari sull’emergenza rifiuti a Gianni De Gennaro ha prodotto un’investitura «dimezzata ».

La nomina a Commissario per l'emergenza di De Gennaro, annunciata come un provvedimento salvifico, in realtà non appare infatti così solida come il governo ha lasciato intendere. E l’ex capo della polizia potrebbe trovarsi con meno poteri dei commissari che l’hanno preceduto. Questo perché il provvedimento dell’11 gennaio con cui gli sono stati assegnate le deleghe è innanzitutto un’ordinanza del presidente del Consiglio, e quindi un atto amministrativo che potrebbe essere impugnato in tribunale se gli venisse opposta una legge.

Sulla carta, dunque, De Gennaro può procedere all’apertura delle discariche con deroghe ambientali, può utilizzare uomini dell’esercito, ma la legge vieta l’utilizzo, per esempio, del sito di Terzigno come semplice discarica. E dunque anche in quel caso gli agguerriti comitati del posto potrebbero impugnare la legge contro l’ordinanza.

Ieri l’unica comunicazione che è arrivata da palazzo Chigi, sette parole in tutto, è che i poteri di De Gennaro sono «chiari e definiti» e che «non ci sono problemi» sul suo operato. Ma allora perché nessuna decisione, a distanza di otto giorni, è ancora stata presa, e le discariche non sono state aperte? Anche per questo l’«ecosolidarietà» delle Regioni procede a singhiozzo. Il governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, ha detto «basta» all’invio dell’immondizia. A Torino il centrodestra protesta contro il governatore Mercedes Bresso. Eal coro di no si sono aggiunte anche Basilicata e Molise. L’ala sinistra dell’Unione punta ormai il mirino contro gli amministratori campani e ribadisce il «no» all’invio dell’esercito: «In Campania si è chiuso un ciclo politico», ha chiarito il segretario di Rifondazione Franco Giordano. «Credo si voglia trovare un capro espiatorio», ha risposto il sindaco Iervolino.